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Anime a brandelli
Gli echi della urla e della sofferenza continuano a rimbombare da più di un secolo nelle stesse nere aree, Broadburry fu il primo e molti altri vennero innalzati, monumenti di morte.
E, dire soffrire, è lenire o integre ancora ma senza alcuna dimora.
Da centodieci anni e più, nel bel paese, dove non esistono mai sorprese, dove si dà scontato che il Signore abbia permesso di costruir la casa sua sulla terra a chi rifiutò il figlio suo e lo abbandonò, atrocità inenarrabili hanno sussurrato al vento, tra ludibri annichilimenti e torture che il corpo dell’O.P.G è macilento, e che allontani gli sciacalli e i serpenti, forse le anime a brandelli di tutti i tempi passati e presenti potranno (chissà?) essere allietate e risvegliate da un unguento, le lacrime della coscienza di chi vorrà essere uomo vero e dire al mondo intero che le anime dei matti (e piantatela di chiamarli ricoverati per favore), soffrono, e loro sì per davvero.
Levategli dagli occhi le sbarre, curateli parlandogli e stimolandoli ma fatelo per aiutare loro non per arricchire il portafoglio e l’esperienza psichiatrica vostra, di modo che i brandelli delle anime si ricompongano e i loro atti insensati non si ripetano. Sul giornale e alla TV tanti parlano del malato di mente dell’ospedale oppure del criminale nel circondariale ma nemmeno un cardinale o chi indossa la veste papale mai si ricorda che bisogna parlare di quel che è accaduto, e accade, in ogni manicomio criminale.
Dureranno ancor per poco io penso, non son del tutto loco, ma se le istituzioni hanno tanta cura per chi uccide e poi si pente, per rispetto verso Dio, dovrebbe averla anche per il malato di mente.
Ah, già, criminale l’atto, disturbata la mente diventa tutta la prospettiva differente.
M. P.
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