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Aversa, quei matti da slegare

Studi & Ricerche > Studi sugli O.P.G. > L'O.P.G. di Aversa dal 1997 al 2009 > Rassegna Stampa > 2000

Il Corriere di Caserta
 

Aversa, quei matti da «slegare»
Maranta, del Pcr, nel «manicomio criminale»: qui si usano ancora letti di contenzione



NAPOLI - «Nei corridoi incontri persone che, per come si muovono, per come ti guardano, denunciano immediatamente uno stato di grave sofferenza psichica. Poi, quando entri nei luoghi dove vivono, ti assale una nuova angoscia, mista a rabbia profonda: perché si tratta, sì, di ammalati. Ma vivono in cella». Detenuti o malati? Dopo aver visitato il tardo-ottocentesco edificio di Aversa, quello the una volta si chiamava «carcere criminale» e che da un pezzo ha il più asettico nome di Ospedale psichiatrico giudiziario, il capogruppo di Rifondazione comunista alla Regione Francesco Maranta risponde così: «Lì dentro ci sono in maggioranza uomini che hanno commesso un solo reato: la solitudine. Il 60 per cento di loro è composto da persone sofferenti ma the potrebbero lasciare quel luogo terribile per essere affidati a centri di igiene mentale, o essere restituiti agli affetti familiari. Ho incontrato persone che stanno li dentro da quarant'anni, e hanno da tempo pagato qualsiasi eventuale debito con la società: restano lì semplicemente perché nessuno li vuole».
Quanti sono attualmente gli ospiti dell'Opg «Saporito» di Aversa?
«Centottantacinque, tenuti in condizioni che definire allarmanti è poco. Nel corso della visita effettuata assieme a Francesco Laviano dell'associazione Antigone, non ho visto lenzuola, ma materassi sporchi e coperte ridotte a stracci, pareti umide e scrostate. I servizi igienici sono poi in totale abbandono perché - e questa è una delle tante contraddizioni di istituti di questo tipo - il regolamento vigente è quello carcerario, dunque prevede che la pulizia venga assicurata dagli stessi detenuti. Ma, come è chiaro, questi "detenuti" non sono in grado di garantirla».
Come si finisce in un luogo del genere?
«Si può entrare lì perché giudicati non in grado di intendere a di volere al momento di commettere il reato; oppure vi si può essere inviati in osservazione psichiatrica durante la detenzione nel carcere "vero". Ma il periodo in cui l'Opg si riempie maggiormente è quello delle feste natalizie, o d'estate. Il motivo è semplice: nei periodi festivi il disagio a la solitudine in carcere si fanno più pesanti; basta dare un segno di nervosismo in più a ti sbattono qui dentro».
L'opinione diffusa è che negli Opg arrivino condannati estremamente pericolosi per sé a per gli altri.
«Io ho trovato per lo più connazionali anziani, o extracomunitari giovani: gli ultimi della società. E i "pericolosi" finiscono sul letto di contenzione».
Come, scusi?

«Sì, anch'io ho avuto un moto di incredulità. Ma ad Aversa esistono ancora - e vengono usati - i letti di contenzione. Ho visto un uomo legato e disteso su uno di essi: mi hanno detto che aveva tentato il suicidio, che bisognava tenerlo in tranquillità. Ma mi rifiuto di pensare che un istituto che dispone di 60 infermieri sottoponga un essere umano alla tortura di essere legato ad un letto con un buco al centro a un secchio per gli escrementi. Credo ci siano farmaci in grado di impedire questa umiliazione. Ho comunicato il mio sgomento, mi è stato risposto che l'ammalato era stato legato in attesa dell'arrivo dello psichiatra. Ma mi chiedo in un Opg non dovrebbe esserci sempre uno psichiatra pronto ad intervenire?».
Avrà affrontato l'argomento anche con i! direttore.
«Definirei il direttore, Adolfo Ferraro, un buon professionista bloccato dal regolamento carcerario. Quando gli ho chiesto che cosa fosse cambiato in quel luogo negli ultimi 20 anni, mi ha guardato negli occhi a mi ha risposto: "Niente". Dove ha potuto agire, ha fatto ottime cose: come l'area verde, destinata all'allevamento di animali e alla coltivazione di alberi. Sì, ho visto 40 specie di animali in libertà su un bellissimo prato. Ma non posso dimenticare che, a pochi metri da lì, c'era un uomo legato che soffriva Su questo punto il direttore, di cui pure ho avuto modo di verificare i suoi sforzi, deve dare una risposta netta».
E la sua, di risposta, qual è? Che cos'è un ospedale psichiatrico come quello di Aversa?
«È una discarica umana. La politica, i ministri di ogni schieramento politico lo sanno, ma se ne disinteressano perché quegli ammalati non votano. Strutture come quella offendono la dignità dell'individuo, al punto che dovrebbe intervenire la Corte europea: è inumano che persone con patologie mentali vengano ospitate in luoghi in cui si perde l'umanità e si è espulsi dalla specie umana. Siamo pronti a mobilitarci - e facciamo benissimo - per i diritti negati di popoli lontani, ma spesso chiudiamo gli occhi sui diritti negati in casa nostra».
C'è dunque qualcosa da fare prima di appellarsi alla Corte europea?
«Mi auguro che il nuovo direttore della Asl 2 di Caserta, il basagliano Rotelli, possa intervenire anche su questo versante, chiamando a collaborare con Ferraro esperti del valore di Piro, De Notaris o Perrino. Il problema principale è sciogliere l'equivoco di una struttura psichiatrica che dipende dal ministero di Grazia e Giustizia invece che dalla Sanità. Il vice di Caselli, Paolo Mancuso, potrebbe far sentire la sua voce: bisogna fare in modo che da lì chi può uscire, esca, e sia affidato a strutture esterne. Sento già l'obiezione: quanto costerebbe un' impresa del genere? Ma, a parte il fatto che la dignità umana non ha prezzo, sfido i ragionieri della politica a dimostrare che smantellare una volta per tutte le discariche sociali costi più di mantenerle ostinatamente in piedi».

Antonio Fiore



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