La Nazione.it 12 Luglio 2000
Il Giorno.it
Quotidiano.net
Dal carcere di Aversa un sito internet per sperare
L'Ospedale psichiatrico porta il disagio nella rete: una pagina web interattiva con tanto di giornale on-line interamente curato dai pazienti. Un progetto pilota per 'guarire'
L'ospedale psichiatrico di Aversa, un nome che evoca realtà di degrado e violenza, ha realizzato un sito internet gestito dai ricoverati con l'aiuto degli operatori. Cliccando su utenti.tripod.it/opgAversa si entra in una pagina web interattiva (dal museo dell'ospedale, visitabile con visita guidata, all'indirizzo di posta elettronica per suggerimenti e proposte). E tra le icone della home page anche quella della rivista bimestrale interamente curata dai pazienti (con già 300 abbonati in tutta Italia) il cui titolo 'la storia di Nabuc' è ispirato al re di Babilonia Nabucodonosor «che - scrivono i redattori - impazzì per troppa superbia e pazzo rimase per sette anni, poi guarì».
«Il guarire è il vero obiettivo che hanno tutti i pazienti qui dentro, 170 ad oggi - spiega il direttore dell' Ospedale Adolfo Ferraro, psichiatra illuminato e da sempre favorevole alla chiusura degli opg - e poichè la legge che dovrebbe abolire questi istituti non arriva abbiamo deciso di puntare più sulla cura che sulla restrizione». Così sono stati realizzati laboratori terapeutici: da quello musicale a quello teatrale e di pittura (rifinanziato recentemente dal Vaticano).
«Il primo a nascere però - spiega il direttore, nominato da 3 anni, ma da oltre 15 in forze ad Aversa come vice - è stato quello agricolo».
«La maggior parte dei pazienti, infatti ha origini contadine - spiega Ferraro - per questo hanno lavorato con lena per costruire l'area verde e per realizzare il piccolo zoo dove sono accolte oggi oltre 200 specie di animali». I più 'acculturati' invece sono stati impegnati nel costituire il museo dell'ospedale, «anche l'unico museo di Aversa - spiega il direttore - e per questo frequentato ormai da scolari e insegnanti». E mentre le dimissioni dei pazienti sono aumentate in un anno del 25% le porte dell' opg hanno cominciato ad aprirsi sempre più spesso all' esterno e interi settori dell' ospedale sono ormai privi di guardie e gestiti direttamente dai pazienti. «È il primo passo per quelle case famiglia - spiega il direttore - che vogliamo costituire al più presto. La maggioranza di chi è qui, infatti, fuori non ha più nessuno che lo voglia». E per aprire ancor di più le porte all' esterno, dopo l'arrivo di una dotazione di 15 computer dismessi dal comune, si è pensato di utilizzare Internet ed è nata anche la rivista dei detenuti.
«Un'utopia», come la definiscono nel frontespizio, ma allegra e coloratissima, che «vuole far ridere, ma anche pensare». E per questo i pazienti che vi scrivono hanno deciso «di non parlare di follia, cancelli, sofferenza», di come siano finiti lì, del Serenase che li accompagna, ma «di poesia, fantasia e speranza».