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Diritti dei Malati di Mente

Studi & Ricerche > Studi sugli O.P.G. > L'O.P.G. di Aversa dal 1997 al 2009 > Rassegna Stampa > 2001

Il Corriere di Caserta  25/04/2001


Esperti e istituzioni a raccolta all'ospedale psichiatrico giudiziario  
Diritti dei Malati di Mente,
i degenti del Saporito invocano a gran voce condizioni di vita più umane

 

“Delitto e pazzia sono due sventure, trattiamole entrambe senza rancore, ma difendiamoci da entrambe“. Così sottolineava Ferri, un noto criminologo, ed ancora oggi, potremmo dire che questa teoria è largamente applicata, in quanto da tempo si discute sulla sventura di un folle e sull’esigenza delle sue cure, che si potranno però realmente realizzare solo con il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Proprio su questo tema si è sviluppato ieri mattina, con il patrocinio del Comune nella sala Virgilio dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, “Saporito”, il convegno di studi dal titolo, “Libertà e Costrizione, i diritti dei malati di Mente“, organizzato dal primo circolo didattico, “Diaz“, frutto di un programma-azione, aperto al territorio, attraverso l’adozione dell’Opg come strumento di ricerca, grazie alla direttrice Margherita Pisanelli. Sono intervenuti all’interessante dibattito, il direttore dell’O.P.G., Adolfo Ferraro, M. Valeria Del Tufo, docente di Diritto Penale,  Luigi Capozzi, docente di Filosofia del Diritto, e lo psichiatra, Sergio Piro. I relatori, che hanno concordato sulla condizione del malato di mente che viene ancora, purtroppo, considerato come un itinerante con scarsa protezione giuridica. L’accesso a cure rispettose della dignità umana è ancora una sfida di grande entità, che spesso risulta dagli effetti della discriminazione, dall’esclusione, e dalla natura incongrua di molte istituzioni che impediscono cure adeguate a coloro che le necessitano, come per esempio, i manicomi, o gli ospedali giudiziari. Una provocazione alquanto rivoluzionaria è stata lanciata da Sergio Piro, che ha proposto la fondazione di associazioni di self help, ovvero, cooperative autogestite dagli ammalati, per varare il loro grado di autonomia, attraverso la collaborazione gratuita, ma ricca di riconoscimenti sul piano personale, di esperti del settore che abbiano un ruolo di consulenza non interferendo nei programmi degli associati. Il diritto alla vita, alle cure, all’abbandono dei maltrattamenti inutili e alla coercizione, ad un vitto decente ad una maggiore pulizia delle celle, sono stati reclamati da alcuni internati, presenti all’incontro,  allievi della quinta classe interna all’O.P.G. che dipende appunto dal “Diaz“, guidati dalla maestra, Pina Giuliano, con la quale nel mese di febbraio, hanno stilato a scopo provocatorio una Carta dei Diritti dei Malati Di Mente.

Teresa Grandioso

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