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OPGAversa - Museo - Donne in sapone (12/08/2001)

Museo > Cronache d'internati famosi > Leonarda Cianciulli

Il Mattino 12/08/2001


Era nata a Montella, ma fu Correggio, in Emilia, lo scenario dei terribili omicidi di tre povere signore, fatte a pezzi e poi sciolte
Donne in sapone
Nella pentola di Leonarda Cianciulli



Al processo di Reggio Emilia l’illustre perito, il prof. Croma, osò dubitare: «Una donna da sola - disse - non può fare a pezzi un corpo in così breve tempo. È stata aiutata da qualcuno». Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, urlò la sua protesta: «Mettetemi alla prova!». Nell'obitorio di Reggio le consegnarono il cadavere di un vagabondo e gli strumenti da lei usati per sezionare le tre vittime. Impugnò sega e coltelli e se la sbrigò in dodici minuti. In questo modo salvò il figlio studente, accusato come suo complice.
Leonarda era nata povera a Montella, in Irpinia, nel 1893. Era epilettica, la madre la trascurava. Da bambina tentò quattro volte il suicidio, perfino ingoiando le stecche di balena del busto di mammà. Finché, ragazzina, scoprì che pur non essendo bella piaceva agli uomini. Ne ebbe piacere e qualche quattrino. Un'altra crisi la colpì a 15 anni, perché una zingara le previde un futuro nero. Reagì cavandosi otto denti e gettandoli nel fuoco purificatore.
Ogni tanto faceva imbrogli, la arrestarono per furto e raggiro. Nel 1924 incontrò un impiegato del Registro, Raffaele Pansardi, lo sposò e con lui andò a vivere a Correggio, Emilia grassa. Più volte tradito, il marito la abbandonò, non prima di averle fatto fare otto aborti, nove figli morti dopo pochi mesi, tre sopravvissuti. Una volta Leonarda tentò di morire squarciandosi la pancia con un rasoio, perché aveva sognato di partorire un mostro.
Si arrangiò facendo la cartomante e la spiritista. Illudeva donnine estenuate dalla vita, eppure sognatrici. Una si chiamava Faustina Setti detta Rabitti, 53 anni. Leonarda le promise il matrimonio con un suo vecchio amico di Pola, l’aveva visto nei fondi del caffé. Faustina vendette tutto, si tinse i capelli e si preparò a raggiungere il futuro sposo. Andò a salutare la maga protettrice con la valigia in mano. Leonarda le raccomandò di non dimenticare di avvisare gli amici, anzi le fece firmare in anticipo qualche biglietto. Poi le spaccò la testa con un’ascia, il 18 dicembre 1939. Nella valigia e nella borsetta trovò 30.000 lire. Tagliò il corpo in nove pezzi e li gettò in una pentola con sette chili di soda caustica, per farne sapone. Il sangue raccolto in un catino, mescolato a cannella e cioccolato, servì a preparare dolcetti offerti alle amiche e al figlio più buono, che andava all’Università. Il figlio fu incaricato di un servizio a Pola, "visto che ti trovi, imbuca questi biglietti, se li è scordati Faustina".
La seconda si chiamava Francesca Soavi, 55 anni, anch’ella nubile, maestra privata. Leonarda le assicurò un posto da insegnante in un collegio di Piacenza. Pure Francesca andò con la valigia, firmò le cartoline per gli amici, ebbe la testa spaccata, finì in sapone, il 5 settembre 1940. L'assassina ne ricavò solo tremila lire. Il figlio imbucò.
La terza si chiamava Virginia Cacioppo, 59 anni, ex cantante lirica, vedova. Ebbe il miraggio di un contratto teatrale a Firenze, arrivò con la valigia e morì, il 30 novembre 1940. Aveva una bella pelle chiara, Leonarda aggiunse profumo alla soda, le saponette vennero bianche e fragranti; qualcuna fu donata ai vicini. Anche i dolcetti furono molto buoni. Bottino di 35.000 lire e molti gioielli. Leonarda mise i preziosi in una cassetta di pietra a forma di cuore e mandò il figlio a impostare.
Ma l’ex soprano era una grafomane e i conoscenti, dopo la prima cartolina, s’insospettirono per la mancanza di altre notizie. Il commissario Serrao scoprì la scomparsa delle altre due, arrivò a casa di Leonarda, trovò la cassetta con le gioie e molti vestiti, ma le prove non erano sufficienti. Mancavano i corpi, e le cartoline sembravano dimostrare che le tre donne erano vive dopo la partenza da Collegno. Fu il figlio a tradire Leonarda, senza volerlo, confessando di aver imbucato lui le missive. Venne arrestato per complicità, almeno evitò di partire per la guerra.
La madre lo salvò dimostrando la propria perizia di squartatrice. A metà processo fu mandata ad Aversa dal professore Filippo Saporito per una perizia. Responso: è fuori di senno. Le diedero trent’anni, il 20 luglio 1946, da passare in parte in manicomio. La saponificatrice tenne un diario di 1.100 pagine. Scrisse di non aver agito per danaro, ma per sacrificare vite innocenti alla dea Morte, giacché doveva annullare un sortilegio materno. Si augurò che da tanto orrore nascesse un film benefico. Il film lo girò Mauro Bolognini nel 1976, «Gran bollito». Lina Wermuller nel 1979 ne ricavò un lavoro teatrale, «Amore e magia nella cucina di mamma». Leonarda era già morta, ad Aversa, il 16 ottobre 1970. Fino all'ultimo cucinò dolcetti, che nessuno mangiava mai.

Pietro Gargano

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