IL MATTINO Domenica 10 Novembre 2002
CONVEGNO ALL’OPG DI AVERSA
Dr. Jekyll e Mr. Hyde
vittima e carnefice
LORENZO IULIANO
Dottor Jekyll e mister Hyde si sono incontrati almeno per due giorni, nel magma giuridico-culturale dell'ospedale psichiatrico giudiziario «Filippo Saporito» di Aversa, dove ieri si è concluso il convegno nazionale di studi su «Vittime e carnefici», che ha evidenziato le contraddizioni dell'attuale sistema, «causa di distorsioni notevoli - sottolinea il direttore del Saporito, Adolfo Ferraro - fino a far coincidere vittime e carnefici nella stessa persona e cioè nei reclusi degli opg, autori di delitti e quindi carnefici, ma anche vittime di un sistema che li riconosce malati ma non li cura». Una confusione di ruoli che investe lo stesso direttore: «Chi sono io? Il carnefice di queste persone, ma anche la vittima dello stesso meccanismo».
Il professore Franco Rotelli, psichiatra e manager dell'Asl Ce/2, tra i relatori (ma è stato bloccato da altri impegni), denuncia l'urgenza di «un percorso positivo che metta fine alle grandi irresponsabilità», dice e poi elenca: «Anche se l'opg si chiama ospedale non è affidato al sistema sanitario; ci sono guardie penitenziarie a vigilare e non ha alcun requisito dei luoghi di trattamento sanitario (percorsi terapeutici, aperture verso l'esterno). C'è anche un'irresponsabilità del nostro codice penale, che mantiene in piedi la condizione di totale incapacità d'intendere e di volere, biglietto d'ingresso nell'opg, mentre il mondo scientifico da tempo sottolinea che è un concetto inesistente, perché anche chi è malato sa che sta commettendo un reato». Dagli opg alla cronaca della convivenza civile il passo è breve. Proprio degli aspetti forensi si sono occupati nomi illustri come Ugo Fornari, ordinario di Psicopatologia forense all'università di Torino, che evidenzia un altro tipo di ambiguità: «Soprattutto nei casi di reati sessuali o sui minori - dice - il processo italiano è vittimo-centrico e porta a un'ulteriore vittimizzazione della vittima, che oltre ad aver subito il reato, nell'interrogatorio lo rivive». Il risultato? «La maggior parte di coloro che in questi casi si rivolgono alla magistratura, si ritiene insoddisfatta della giustizia». Sullo sfondo lo scenario globale e i timori di un mondo in guerra dopo l'11 settembre americano, perennemente alla ricerca di una distinzione netta tra vittime e carnefici, capace di appagare almeno i sensi di colpa. Ma Francesco Bruno, crimonologo di fama, avverte: «Ognuno è vittima della situazione sociale che vive e per capire bisogna strappare il velo di ipocrisie che nasconde gli interessi legati alle guerre». Altrimenti il ciclico gioco delle parti tra vittime e carnefici accompagnerà per sempre la storia dell'uomo.