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SIFPP - Ferraro e Pannain, gli psichiatri che non si piegarono

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Corriere del Mezzogiorno, 22-04-2008


Ferraro e Pannain, gli psichiatri che non si piegarono



Il boss Michele Froncillo i medici li comprava: con denaro contante, televisori al plasma, computer, pneumatici, telefonini. Per avere dalla sua Adolfo Ferraro, direttore dell'ospedale psichiatrico di Aversa, Froncillo era disposto «a pagare qualunque cifra» e a ricompensare con un'Audi Nicola Mottola, che avrebbe dovuto fare da intermediario. Per un altro psichiatra, Mario Pannain, Froncillo aveva previsto un investimento iniziale di 50.000 euro e 20.000 li aveva affidati al solito Mottola perché li consegnasse. Nè Ferraro nè Pannain, però, si lasciarono blandire; l'uno scrisse nella consulenza che non riteneva «opportuno l'allontanamento e l'uscita di casa tutti i giorni per motivi terapeutici», l'altro addirittura si presentò in Procura per denunciare. Per inciso, il dottor Nicola Mottola tenne per sè i 20.000 euro che avrebbe dovuto consegnare a Pannain per ammorbidirlo.
Nel 2005, Adolfo Ferraro era stato nominato consulente dal gip di Santa Maria in uno dei numerosi procedimenti a carico di Froncillo. Il boss era ai domiciliari, ma voleva ottenere di uscire due ore al mattino e due ore al pomeriggio: ciò, sosteneva la sua difesa, avrebbe giovato al suo benessere psicofisico. Ecco come, con elegante ironia, Ferraro disse no: «La maggior parte delle persone affette da questi disturbi cerca nel chiuso della propria casa la protezione necessaria ad evitare il malessere da panico. Non sembra che al momento possano sussistere le condizioni che potrebbero garantire una miglioria delle condizioni psichiche con uscite quotidiane dalla propria abitazione. Anzi, sulla base della sintomatologia rilevata, si potrebbe ipotizzare che il soggetto non è ancora pronto per un simile beneficio, che potrebbe addirittura essere controproducente ». Commenta oggi Ferraro: «Mi fa piacere di fare bella figura in questa vicenda, ma ho fatto solo il mio dovere. Il boss dice che sono stato avvicinato e ho risposto di no? Non ricordo: probabilmente sono stati cauti e hanno tentato un approccio amichevole del quale non mi sono neppure accorto». Più esplicite furono le proposte fatte al dottor Mario Pannain, incaricato di una perizia dalla dodicesima sezione penale del tribunale di Napoli. Nel 2006 Nicola Mottola andò nel suo studio di via Carducci, gli disse per due volte che Froncillo gli avrebbe fatto «un regalo» e, nell'uscire, lo avvertì che giù in strada c'era «una confezione di mozzarelle» pronta per essere consegnata. Pannain rispose che la mozzarella la mangiasse lui. Nella perizia scrisse: «Froncillo sta mettendo in atto un franco tentativo di simulare in maniera intenzionale un disturbo psichico, basato peraltro sulla produzione di sintomi alquanto grossolani e contraddittori, oltre che palesemente inverosimili ». Poi andò in Procura e raccontò della visita di Mottola. Commenta oggi lo psichiatra: «Chi come me svolge questo tipo di lavoro non deve avere paura. Ho provato, semmai, fastidio: perché il tentativo di corruzione proveniva da un professionista, il dirigente sanitario del carcere di Santa Maria, che avrebbe dovuto essere imparziale nei confronti di tutti i detenuti e invece agevolava chi era in grado di pagare».

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