‘Simulazione’ e ‘dissimulazione’ come significato di pura struttura del fare
Ordinario di Filosofia del Diritto, Università “Federico II” di Napoli
1.
Il Praxeologismo come Standpoint dell’analisi
dei significati di ‘simulazione’ e ‘dissimulazione’;
1.1. Cenni
sul fondamento del Praxeologismo; 2. Apparire come non si è, essere come non si appare; 3. Le gamme di
significati del fare nella semantica di ‘simulazione’ e ‘dissimulazione’;
4. Quotidianità nel fare di ‘simulazione’ e ‘dissimulazione’; 5. Il
fare di ‘simulazione’ e ‘dissimulazione’ stricto et lato sensu; 6.
Specularità e correlatività degli enunciati comportamenti del fare; 7.
L’intuizione dei giuristi nella teoria del negozio giuridico; 8. Identità e
differenza degli enunciati comportamenti del fare; 9. ‘Simulazione’ e
‘dissimulazione’ nel fondamento della coscienza come Ego e Alter ego; 9.1.
Immanenza alla coscienza di Ego e Alter ego; 9.2. Estroversione di Ego
nell’Alter, introversione di Alter nell’Ego; 9.2.1. Relazione e relatività
delle coscienze come Ego e Alter ego; 9.2.2. Societas in interiore homine et inter homines
1.
Il Praxeologismo come Standpoint dell’analisi
dei significati di ‘simulazione’ e ‘dissimulazione’
L’analisi
dei significati comportamentali di simulazione e dissimulazione nelle risultanze
che propongo, implicano l’uso di un metodo riconducibile alla filosofia che
espongo: il praxeologismo. Il praxeologismo è da un lato la denominazione di
una filosofia[1],
dall’altro un codice di operazioni interfunzionali che si pone in alternativa
al dialettismo antico e moderno[2].
È
nel fondamento di questo codice di operazioni interfunzionali, la differenza tra
il praxeologismo e le posizioni che sono acquisite alla filosofia da Kotarbinski,
vale a dire la praxeologia, che riceve l’attenzione anche di von Wright, per
la ragione che la praxeologia non mi sembra che abbia sufficiente consapevolezza
di un metodo alternativo alla dialettica[3]
che viceversa è uno degli scopi centrali del praxeologismo, in un senso
ampiamente discusso e articolato[4]
e che mi auguro sia apparso persuasivo ai cultori di questa branca della
filosofia. Soggiungo, trasferendomi in un altro ordine tematico, che il
‘praxeologismo’ benché presuma di aprire un nuovo itinerario alla ricerca
filosofica, deve la sua formazione ad una lunga gestazione storica, nella quale
l’embrione si è trasformato in un pensiero compiuto nel confronto con le più
autorevoli fonti filosofiche sia moderne che antiche. Si pensi che in questo
lungo travaglio di riflessione con la sollecitazione degli insegnamenti dei
maestri del pensiero grandi e piccoli che siano, l’incontro più apprezzato e
seguito si è concretato nel volume sulla logica di Aristotele[5],
che è stato notato anche oltre la barriera delle Alpi e che è indicato in
tutte le bibliografie mondiali sull’argomento.