SIMULAZIONE E NORMA PENITENZIARIA
Maria Rosaria Marino
Magistrato
di Sorveglianza S. Maria Capua Vetere
Il termine simulazione ha nel suo significato più emozionale, una valenza negativa, simulazione è finzione, finzione è non verità, non verità è menzogna, menzogna è falsità.
In realtà questo precipitato dialettico è solo uno degli itinerari possibili, del termine simulazione, perché simulazione è anche costruzione (di un qualcosa di diverso dal reale), costruzione è rappresentazione e rappresentazione è comunicazione.
Prescindendo per un attimo dal contesto giudiziario in cui nasce questo seminario, vorrei ricordare come la costruzione di un sé diverso da quello reale sia alla base di una delle attività più gettonate in quest'epoca di fine millennio, il dialogo virtuale attraverso computer, Internet ed i suoi naviganti, gente che si incontra, si conosce, si scopre in rete, attraverso dialoghi serrati. Uomini senza volto, capaci di costruirsi un'identità, un nome diverso, una storia differente da quella ordinaria, in ogni momento, solo accendendo lo schermo e digitando. Cosa è questa se non una meravigliosa e collettiva simulazione che ci consente di nascere e di morire e poi di rinascere ancora, ogni volta diversi, con un copione libero, scritto interamente da noi?
In realtà in una società dell'apparenza quale quella moderna dove l'essere è continuamente mortificato all'apparire, la simulazione diventa quasi una necessità, un fenomeno di costume, svincolato da qualunque considerazione pseudo-moralistica. E' normale simulare grazie alla chirurgia estetica di avere un'età ed una forma corporea che non corrisponde al reale, è normale, ed il fenomeno tangentopoli ce lo ha dimostrato, simulare di operare per il bene pubblico accrescendo solamente le proprie ricchezze personali. In una parola 1'apparire come non si è diventa una necessità ineluttabile, connaturata al tessuto della società contemporanea.Talvolta il simulare prende anche una piega nostalgica, quasi un rinvangare i tempi antichi, vissuti come più felici, perché perduti; mi perdoneranno gli affezionati di genere, ma non sono un po' patetiche le nuove forme di turismo che a partire dagli anni 80 imperversano nell'italico costume? Mi riferisco al villaggio-vacanze dove la simulazione giunge al punto di rappresentare una società inesistente, perché ormai estinta, dove tutti si vogliono bene, e si divertono insieme, nel microcosmo protetto dal tour-operator di turno.
In questa società di simulatori, allora, ci fa quasi tenerezza, pensare ai tempi antichi, al delinquente che si finge pazzo per evitare la galera ed entrare in O.P.G. In effetti mentre il concetto di pena dal 1930, data di entrata in vigore del Codice Rocco, ha subito numerose metamorfosi, sia nelle sue implicazioni filosofiche, sia nelle sue applicazioni pratiche, il sistema delle misure di sicurezza è rimasto totalmente invariato. Unici cambiamenti nel corso di quasi 70 anni sono stati 1'accertamento in concreto della pericolosità sociale al momento dell'applicazione della M.S. e la competenza a disporre della misura passata dalla sez. di Sorv. al Magistrato di Sorv. Per il resto, tutto è rimasto immobile, ancorato alla vecchia statuizione codicistica, dunque è rimasta fermala durata minima in due, cinque e dieci anni, così come pure l'essenza stessa della misura. ...