L’ESPRESSIONE DELLA CRUDELTA’

 

Enzo Moscato

 

DRAMMATURGO

 

Antonin Artaud....

Per chi già conosce il suo nome e la sua storia, le parole - le sue parole - che qui di seguito leggerò, non saranno che un’ulteriore conferma della sua genialità, della straordinaria forza che ebbe nel trasformare in rigorosa disciplina delle visioni, in deflagrante nuova percezione del mondo o del reale, ciò che comunemente e riduttivamente viene definito Teatro.

Per chi invece sente per la prima volta, qui, il suo nome e il suono della sua scrittura - che è scrittura ricavata dalla fisicità suppliziata dai ricoveri in innumerevoli manicomi di tutta Francia, senza soluzione di continuità per 9 anni - basterà riconoscere in lui, nella sua voce, il segno, lo stigma, nonché il percorso tragico, della creatività, dell’immaginario, della fantasia di un uomo qualunque negate brutalmente dall’istituzione, dalla norma, dal potere, e di come, vittoriosamente poi, questa voce calpestata, polverizzata, condannata al bavaglio e al silenzio -o al solo urlo “reificato” della “malattia”, che è lo stesso - abbia saputo trarre dalla negazione e dalla reclusione impostegli, il loro stesso, lancinante contrario: l’affermazione, il sì alla vita e alla differenza - il diritto alla differenza, alla molteplicità e incatturabilità della differenza - che, del resto, il concetto e la pratica stessa della vita - qualunque vita - recano ineluttabilmente in loro.