LA COMUNICAZIONE NEGATA

 

Ugo Fornari

 

Professore Ordinario di Psicopatologia Forense e Direttore del Centro di Psicologia Giudiziaria - Università degli Studi di Torino

 

1. Lo sfondo; 2. Le teorie psicodinamiche; 3. Relazione e perversione; 4. Alcune proposizioni conclusive

 

Lo sfondo

Quando ho accettato il gradito invito di tenere una relazione sul tema del Convegno, mi sono chiesto che senso avesse parlare ancora una volta di perversioni sessuali nel contesto odierno.

La spiegazione che mi sono data come clinico è che il fenomeno della disarmonia psico-sessuale è indicatore significativo di una più ampia difficoltà a raggiungere la relazione “oggettuale adulta e matura”, a configurarsi l’Altro per quello che è, piuttosto che per quello che serve, a stabilire e mantenere rapporti di mutua collaborazione e comprensione, piuttosto che di reciproca prevaricazione e uso.

La domanda che viene spontaneo porsi è allora quella del come mai tutto ciò sia accaduto e possa accadere: in altre parole, quali sono i complessi percorsi psicodinamici che, nell’esercizio della socialità e della sessualità, portano alla costruzione di relazioni perverse e non d’amore.

Dirò subito che è praticamente impossibile scindere sessualità da socialità, dal momento che motivazioni e finalismi connotanti rapporti interpersonali e relazioni sessuali di vita o di morte sono identici. Pertanto le considerazioni che seguono, anche nella parte in cui saranno circoscritte alla dinamica delle perversioni sessuali, potranno essere estese a ogni tipo di comunicazione interpersonale distorta e patologica. Per le stesse ragioni, quando esporrò le caratteristiche di una relazione felice e funzionale, legherò a essa quelle di una sessualità gioiosa e condivisa.

Per quanto si riferisce ai disturbi psicosessuali non ne affronterò i problemi nosografici, né discuterò se conferire o meno a essi caratteristiche di malattia, di disturbi di origine ormonale, di anomalie istintuali, di predisposizione, di condizioni degenerative1: aspetti, questi, che sono già stato oggetto di una recente mia pubblicazione2.

Proverò, piuttosto, a esaminare il loro formarsi e divenire, dal momento che le diverse denominazioni utilizzate (sadismo, masochismo, feticismo, ecc.), non individuano altro che dei comportamenti, non già delle categorie diagnostiche: pertanto nulla ci dicono circa la psicologia o la psicopatologia che li sottende.


1 Riedizioni molto più recenti del modello medico-biologico si trovano negli studi genetici e in quelli endocrinologici e neurochimici. I ricercatori non disperano di trovare il cromosoma della violenza, il locus cerebrale in cui si annida l’”istinto ferino” e l’enzima responsabile dell’irresistibile impulso: questa disperata ricerca della causalità unilineare di tipo biologico, però, non fa altro che perpetuare l’illusione di poter trovare una soluzione semplice a problemi estremamente complessi e la perversa speranza che un qualche tipo di eugenetica consenta di costruire un sistema sociale in cui “tutti sono buoni e si comportano bene”.  

2 Fornari U., Coda S., Disfunzioni e deviazioni sessuali. Alcuni modelli di lettura. In: Studi in ricordo di Giandomenico Pisapia, v. III, Criminologia, Giuffré, Milano, 2000, p. 933-952.