ASPETTI NEUROBIOLOGICI E TRATTAMENTO FARMACOLOGICO DELLE PERVERSIONI

 

Silvestro La Pia

 

REGIONE CAMPANIA, AZIENDA SANITARIA LOCALE NAPOLI 4, DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE, UNITA’ OPERATIVA DI CERCOLA - S.ANASTASIA, AMBULATORIO ANTIPSICOTICI ATIPICI

 

 

SOMMARIO: - Introduzione; Cenni sulla neurobiologia della sessualità umana; Neurochimica della sessualità umana; Inquadramento clinico delle PAs; Trattamento farmacologico delle parafilie; Conclusioni.

 

 

Introduzione

 

Secondo il Fornari, si può intendere come “perverso ogni atteggiamento settoriale, parziale del comportamento sessuale” il cui fine, “se non consentito e non condiviso”, genera sofferenza, rivelandosi distruttivo per l’individuo o per il partner. Da tale premessa, discende che, a livello psicologico e psicopatologico, “perverso è solo quel comportamento erotico che è riconosciuto e denunciato come distruttivo o dall’autore o dalla vittima” (1). In un’accezione più ristretta, il termine perversione designa le “Parafilie” (PAs), cioè tutte quelle deviazioni dell’istinto sessuale in rapporto al fine, all’oggetto e al modo di soddisfarlo (2). Questa relazione farà, pertanto, riferimento alle PAs così come individuate dal Dizionario Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Quarta Ed., dell’Associazione Psichiatrica Americana (DSM IV) ove tali condizioni hanno ricevuto una sistemazione nosografica in rapporto a precisi criteri diagnostici (3). Tuttavia, anche lo sforzo classificativo degli estensori del DSM IV non si sottrae alla considerazione che le diverse denominazioni usate per le condotte sessuali devianti individuano dei comportamenti piuttosto che delle categorie diagnostiche (1). Inoltre, tanto l’attuale inquadramento tassonomico delle PAs, quanto soprattutto i correlati neurofarmacologici della terapia farmacologica che rappresentano l’oggetto di questo intervento, possono essere adeguatamente compresi solo studiando la neurobiologia e la neurochimica del comportamento sessuale “normale”.