DALLA NEUROBIOLOGIA DELL'AGGRESSIVITÀ ALLA TERAPIA FARMACOLOGICA DEL PAZIENTE "PERICOLOSO"
Silvestro
La Pia
ASL
NA4 UNITA OPERATIVA DI SALUTE MENTALE S. ANASTASIA POLLENA T. AMBULATORIO
ANTIPSICOTICI ATIPICI
1.
Introduzione; 2.
L'aggressività in campo neurobiologico
In
tema di valutazione della pericolosità del paziente psichiatrico, un ruolo di
primo piano è svolto dalle manifestazioni di aggressività, in forma di
comportamento violento ovvero di ostilità, gestuale e /o verbale.
L'attribuzione al paziente psichiatrico di un particolare profilo di pericolosità,
in ragione di una supposta maggiore frequenza di condotte aggressive, è un
retaggio della cultura stigmatizzante e custodialistica che informò la
psichiatria manicomiale. Tale pregiudizio sopravvive tuttora in alcune
affermazioni di principio e, purtroppo, anche in una certa prassi, nonostante
gli studi epidemiologici più rigorosi ne abbiano chiaramente dimostrato
l'infondatezza. E' noto, infatti, che il paziente psichiatrico non delinque e
non commette azioni violente con frequenza maggiore della popolazione
"normale" (1). Inoltre, il riscontro di atti violenti nella
popolazione psichiatrica sembrerebbe risentire in modo specifico delle
caratteristiche del contesto in cui viene effettuata la valutazione. Casistiche
nordamericane riportano che la percentuale di pazienti ospedalizzati con atti di
violenza nelle due settimane che precedono il ricovero varia dal 10 al 40% (2-3)
. Nel corso della degenza, una percentuale variabile dal 3 al 37% commette
azioni violente contro lo staff (4). Tra i pazienti ambulatoriali, il tasso di
prevalenza annuale di azioni violente, stimato intorno al 3%, non si discosta
dalla popolazione generale (5). Nella Tab.1 sono riportati i disturbi
classificati dal DSM IV (15) con possibile frequenza di manifestazioni
aggressive nei criteri diagnostici o nelle caratteristiche associate.
Il
carattere che più frequentemente viene riconosciuto alle condotte aggressive
del paziente psichiatrico, e che maggiormente ha contribuito a sostenerne la
peculiare pericolosità, è certamente la supposta imprevedibilità. Tuttavia,
lo studio scientifico delle determinanti del comportamento aggressivo (Tab. 2)
ha consentito una migliore conoscenza delle condizioni che sostengono e
favoriscono l'estrinsecarsi delle condotte violente. In questo intervento ci
soffermeremo soprattutto sugli aspetti neurobiologici che sottendono
l'aggressività, con particolare riguardo alle acquisizioni che hanno permesso,
in tempi recenti, lo sviluppo di strategie terapeutiche più razionali.