LA PERICOLOSITÀ SOCIALE: UNA POSSIBILE INTERPRETAZIONE SOCIOLOGICA
Simonetta Bisi
DOCENTE
DI "SOCIOLOGIA DELLA DEVIANZA" ALL'UNIVERSITA "LA SAPIENZA DI
ROMA"
Qual'è il contributo del sociologo, del sociologo della devianza in particolare, in un discorso così complesso come quello che qui si deve trattare? E' quello, io credo, di fare il punto sulla questione in un'ottica non specialistica. Oggi il sociologo non può fare di più, anche perché questi ultimi anni hanno visto la sociologia della devianza, come altre discipline, ridurre la capacità esplicativa per una sorta di parcellizzazione degli studi. C'é stato infatti un mutamento, un passaggio dalla ricerca teorica (ricordiamo la criminologia radicale) a quella applicata: si privilegia la ricerca empirica, che consente di spaziare in un'enorme vastità di fenomeni sociali (dai disabili al crimine organizzato, dall'abuso sui minori agli stili di vita dei giovani, eccetera). E questo ha penalizzato la ricerca di una teoria ad ampio spettro, e ha favorito l'emergere di sociologi specializzati in: sessualità, gioventù, salute e malattia mentale, controllo sociale ... E quindi, io credo che oggi il sociologo si situi in una posizione defilata, nel senso che studia i fenomeni, ma non prende posizioni, critica ma non propone, non tenta la difficile strada della ricerca di nuove teorie al cui interno integrare le problematiche relative ai fenomeni devianti. ...