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Gli agenti di P.P. devono cambiare approccio

Studi & Ricerche > Studi sugli O.P.G. > L'O.P.G. di Aversa dal 1997 al 2009 > Rassegna Stampa > 2001

Corriere di Caserta 14/10/2001


Il direttore Ferraro: basta con polemiche sterili
Gli agenti di polizia penitenziaria devono cambiare approccio con l'OPG



Si è concluso ieri mattina il convegno nazionale di studi "Polizia penitenziaria ed Opg: istruzioni per l'uso", iniziato venerdì all'OPG "F. Saporito" di Aversa. Mai si è respirata un'aria di così totale disinteressamento, come quella dei due giorni di convegno, che hanno avuto come spunto di riflessione il ruolo e i compiti che caratterizzano l'operatore di polizia penitenziaria che opera in OPG. All'incontro erano presenti le diverse rappresentanze politiche, sindacaliste, i direttori dell'opg di Montelupo Fiorentino, F. Scarpa, e di Barcellona Pozzo di Gotto, N. Rosania, il provveditore regionale Giuseppe Brunetti, l'onorevole Sergio Cola,  il senatore Pasquale Giuliano, il vice direttore dipartimento Emilio Di Somma, Carla Ciavarella dell'ufficio studi e ricerche del D.A.P. di Roma, e l'organizzatore del convegno, il direttore del "Saporito" Adolfo Ferraro. Un dibattito che come si prospettava, ha ricevuto le sue puntuali polemiche, arrivate proprio dalle rappresentanze sindacali degli operatori di polizia penitenziaria. "All'interno dell'OPG non c'è il rispetto dei ruoli, vengono negati i loro diritti fondamentali, in Campania c'è una cattiva gestione della polizia penitenziaria, chiediamo maggiore sicurezza e più riconoscimenti, ed infine un ruolo di maggiore protagonismo per tutto il personale oggetto del convegno". In realtà, ciò a cui aspirava il direttore, non era maggiore protagonismo, ma maggiore formazione. "L'obiettivo per cui ho organizzato questo convegno - così  sostiene Ferraro - nasce da un'urgenza che cammina di pari passo con la sanitarizzazione degli ospedali giudiziari, e cioè, quella di ridefinire l'identità degli operatori di polizia penitenziaria in modo parallelo ad una ridefinizione di un istituto che da anni va alla ricerca di una propria identificazione. Ancora molti, fanno un errore di fondo quando indicano i  malati di un opg come, detenuti. La formazione in questo caso, diventa più che mai importante e leggittima. Le polemiche che negli ultimi giorni mi si sono scagliate contro, nascono da una condizione di mala fede nei miei confronti, che non fa altro che bloccare il passaggio ad una condizione migliore, che porti all'individuazione di nuove competenze che qualifichino la professionalità della polizia penitenziaria. E' impensabile ancora oggi, poter lavorare faccia a faccia con malati mentali, senza possedere le conoscenze basilari e le metodologie opportune, che un'agente di polizia penitenziaria di fatto non ha." Tutto ciò, ci lascia pensare, che la mancanza di gente, l'atteggiamento poco interessato di alcuni sindacalisti che a tempo opportuno hanno abbandonato la sala, le vocine in sottofondo, e la diffidenza generale, sia frutto di un semplice timore di perdere potere, e di vedere censurato un ruolo che da tempo era stato ben definito, e che fino ad oggi aveva fatto comodo a tutti, ma che ad un certo punto non è più adeguato ad una struttura che da tempo viene considerata il baluardo della società italiana, a metà fra il carcere e l'ospedale.

Teresa Grandioso

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