IL MATTINO 26 Maggio 2000
Esperienze
Il mondo oltre il giardino
In visita al "Mattino" sette pazienti dell’ospedale psichiatrico di Aversa
Il più giovane, Mauro, ha 23 anni. Il più anziano, Rinaldo, ne ha 74 e non fa altro che parlare del suo paese d’origine - Supino, in provincia di Frosinone - dispensando aneddoti e pezzi di storia. Poi c’è Michele, pittore dilettante, che dichiara di ispirarsi ai capolavori di Van Gogh; Kakebele, immigrato dalla Costa d’Avorio; e ancora Mario, Giuseppe, Luciano. Nel loro passato storie drammatiche, storie di violenza, storie da cancellare. Nel loro presente la detenzione nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. Ospiti del nostro giornale per una breve lezione su come si confeziona il quotidiano, dalla fase progettuale fino al momento della stampa, mostrano particolare interesse per le nuove tecnologie e fanno mille domande non tanto sui contenuti quanto sui costi del sistema informazione. Ad accompagnarli in questo breve viaggio oltre il muro sono le professoresse Tina Giuliano e Anna Giulia Trasacca, i volontari Francesco Grande, Massimiliano De Somma e Marina Di Tommaso, le infermiere Patrizia Tirozzi e Angela Maria Di Siena, gli educatori Antonio Staropoli, Maddalena Garda, Clementina Di Ronza e, per la polizia penitenziaria, l’assistente capo Anna Fornito, l’ispettore Salvatore Montesano, il sovrintendente Bernardo D’Angiolella. La visita al "Mattino" rientra nel programma didattico organizzato dalla scuola annessa all’ospedale, che oltre alla possibilità di alfabetizzazione offre anche laboratori di musica e arte figurativa, progetti teatrali, realizzazione della rivista "La storia di Nabuc". Tra le iniziative più interessanti la terapia ambientale che si svolge ogni mattina nel parco, un’oasi di 8mila metri quadri popolata di cigni e altri piccoli animali, e coinvolge i detenuti a gruppi di 15-20 (in totale sono 165). "Cerchiamo di conciliare l’esigenza di sicurezza sociale con quella della riabilitazione - spiegano gli operatori - e non è un compito facile. Nel nostro ospedale ospitiamo persone che hanno commesso un reato nell’incapacità di intendere e di volere. Il periodo minimo di reclusione disposto dalla magistratura viene spesso prorogato per consentire il recupero del paziente. Il problema più grave si pone quando i detenuti sono pronti a tornare in libertà. Raramente le famiglie sono disposte o sono idonee a riaccoglierli, per cui bisogna predisporre un programma di assistenza nelle strutture sanitarie pubbliche o nelle comunità terapeutiche. Molti restano ricoverati perché non si riesce a trovare una sistemazione alternativa".
PAOLA PEREZ