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Kamikaze, robot senz'anima

Studi & Ricerche > Studi sugli O.P.G. > L'O.P.G. di Aversa dal 1997 al 2009 > Rassegna Stampa > 2001

Corriere del Mezzogiorno  30/11/2001


Psichiatri a confronto ad Aversa.
Tra le devianze prese in esame, anche il terrorismo. "Chi muore uccidendo ritiene le sue vittime creature inferiori"
PERVERSIONI
Kamikaze, robot senz'anima


 
Gravi anomalie del comportamento, desideri che si riversano in modi sbagliati su oggetti sbagliati, modi di fare non accettati dalla maggioranza, ma anche tendenze istintive considerate come destabilizzanti per il contesto sociale circostante: in una parola, perversioni.

Sempre più nevrotizzate, le società occidentali, a cavallo tra secondo e terzo millennio, hanno imparato a confrontarsi con maggior frequenza col significato di una parola che evoca scenari oscuri e terribili. Il più recente esempio di tremenda manifestazione - a un livello impensabile, fino a quando non è stato troppo tardi - delle perversioni che può produrre la mente umana s'è concretizzato l'undici settembre a New York, quando alcuni terroristi kamikaze hanno sacrificato le proprie vite, assieme a quelle di migliaia d'innocenti, per distruggere le torri del Worid Trade Center a colpi di aerei dirottati. E si parlerà anche di «Terroristi e kamikaze: psicodinamica di una perversione», nel convegno di studi su «Le perversioni», in programma oggi e domani ad Aversa presso l'Ospedale psichiatrico giudiziario. Autrice dell'intervento sull'argomento così tristemente d'attualità è una psicologa e psicoanalista dell'Università .La Sapienza» di Roma, Simonetta Costanzo. «il terrorista - sottolinea la Costanzo - tende alla distruzione di se stesso per un ideale, in questo caso religioso. Il loro tipo di perversione ribalta l'istinto di vita, che normalmente prova ciascuno di noi, in un istinto di morte: pensano, infatti, a vivere con gioia non in questo mondo, ma in un Aldilà che, per loro, arriverà nel giorno della resurrezione e sarà dominato da inusitate esplosioni di colore». Ma come fanno, soggetti tanto fanatici, ad avere il coraggio per mettere in pratica i loro intenti perversi? «Per loro - risponde la psicologa - diventa elemento fondamentale la devitalizzazione dell'essere umano: riducono se stessi a robot senz'anima e le loro possibili vittime a creature inferiori e, quindi, degne d'essere eliminate senza troppi rimpianti».

La prima giornata del convegno di Aversa - patrocinato dalle cattedre di medicina legale dell'Università Federico II e del Secondo ateneo assieme alla Società italiana di psichiatria - viene moderata dal presidente degli psichiatri italiani, Mario Maj, che si sofferma sul senso dell'iniziativa. «il termine "perversioni" - spiega Maj - può sembrare un po' démodé, e infatti raramente si ritrova nei più recenti trattati, manuali o dizionari di psichiatria e psicopatologia. Tuttavia, esso è ancora utile per raggruppare una serie di comportamenti socialmente non accettabili per i quali si pone il quesito fondamentale "Is it mad or bad?": cioè, si tratta realmente di unii condizione psicopatologica, con tutte le implicazioni che questo può avere dal punto di vista clinico e medico-legale, oppure di un comportamento deviante ma non propriamente patologico? Questo quesito non può avere una risposta univoca né riferirsi a casi singoli di cui non si ha conoscenza diretta. Io, per esempio, sono assolutamente contrario alle interpretazioni a distanza dei comportamenti devianti di personaggi al centro delle cronache, come Osama Bin Laden, e ritengo anzi eticamente riprovevole che uno psichiatra o uno psicologo si presti a queste interpretazioni. Noi dobbiamo sempre tener presente che un determinato comportamento umano può avere una molteplicità di cause e concause differenti, spesso evidenziabili soltanto attraverso un'indagine approfondita».

Molti riferimenti all'attualità più tragica, dunque, al centro della due giorni aversana; nel corso della quale, però, si parlerà anche di Cybersex, omicidi dei gay, transessualità, perversioni teologiche, piromania.


Il caso dei gay assassinati


Tra gli interventi in programma al convegno di Aversa su «Le perversioni», c'è anche quello di Francesco Bruno, titolare della cattedra di Psicopatologia forense all'Università La Sapienza di Roma. Bruno, tra i maggiori esperti italiani di scienze psichiatriche applicate in ambito criminologico, esporrà i risultati di una sua ricerca su «Gli omicidi dei gay romani: l'odio perverso».

Il caso della capitale è impressionante. «Negli ultimi venticinque anni - sottolinea il medico - ben cinquantaquattro omicidi di omosessuali, su un totale di centotrentanove in tutta Italia, sono stati commessi a Roma; molti sono collegati tra loro e, quindi, commessi da serial killer. Pure il dato di Napoli, comunque, non è trascurabile, anche se rientra in quello tipico delle grandi città, scenari perfetti per crimini a sfondo sessuale».

Ma qual è il contesto-tipo nel quale si manifesta questa tipologia di perversione? «Solitamente - prosegue Francesco Bruno - questi omicidi sono commessi da giovani omosessuali, età media venticinque anni, in forte conflitto con la loro stessa identità sessuale. Le vittime, invece, sono gay più maturi, di circa cinquant'anni, che magari hanno intrattenuto rapporti sessuali a pagamento con coloro che saranno i propri carnefici. Insomma, è quasi come se si trattasse di un atto simbolico nei confronti di quello che è visto come un vero e proprio padre-padrone».


Le frontiere del Cybersex


Si può considerare «perverso» il sesso cibernetico? O, più semplicemente, è un fenomeno legato alla ridefinizione del rapporto che l'uomo intrattiene col suo stesso corpo? Sull'argomento, l'intervento di Oronzo Greco - docente di Criminologia a Lecce - ha come titolo indicativo «Una forma di perversione sessuale emergente: il Cybersex. Aspetti nosografici e criminologici».

D'altra parte, come sottolinea il presidente della Società italiana di psichiatria Mario Maj, compito dello studioso è quello «di descrivere, sulla base dell'esperienza clinica, una serie di possibili percorsi attraverso i quali si può arrivare a un determinato comportamento socialmente riprovevole, mettendo in luce i vari fattori di rischio, psicologici, sociali ed eventualmente anche biologici».

Influenti scrittori e registi cinematografici, però, considerano il Cybersex come elemento di fondamentale importanza in un approccio al corpo e alla sessualità che sta rispettoso dei fermenti del postmoderno. Da questo punto di vista, due nomi d'importanza addirittura decisiva sono quelli di James Ballard - che torna in libreria con una nuova edizione italiana - del disturbante e lucidissimo «La mostra delle atrocità» - e del cineasta canadese David Cronenberg, che proprio da Ballard ha attinto per quello che è uno tra i suoi film più inquietanti e discussi, «Crash».

Diego Del Pozzo

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