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Laboratorio di espressione con il colore
INTRODUZIONE
L’idea della realizzazione e della conduzione di un Laboratorio di espressione con il colore è stata affidata nel maggio 1999, all’esperienza della Dott.ssa Laura Mancini, studiosa dei linguaggi per l’espressione e la comunicazione, conduttrice di laboratori di espressione con il colore destinati a bambini, ragazzi e adulti, secondo il metodo da lei stessa ideato, e docente in corsi di formazione e aggiornamento per operatori sociali, scolastici e per operatori nel campo dell’assistenza e della riabilitazione, che già nel 1992 ha realizzato e condotto in maniera pionieristica e sperimentale alcuni gruppi di espressione all’interno di questo stesso O.P.G.
Quest’esperienza, quindi, non è risultata nuova, ne agli operatori dell’istituto pronti a ricoadiuvare la realizzazione di tale progetto, ne tantomeno ai ricoverati ancora presenti, cui è stata richiesta la volontaria ripartecipazione.
Il preciso ambito di questo progetto è stato nettamente definito sul fondamentale assunto del "colore come linguaggio" potenzialmente fruibile ed utilizzabile da qualsiasi persona. Il suo uso può essere finalizzato alla libera espressione personale, ed in quanto codificabile, utilizzabile per la comunicazione.
Riconoscendo, quindi, al colore il suo valore di linguaggio espressivo, tutta l’organizzazione del Laboratorio è stata finalizzata a consentire, stimolare e sostenere le fasi di approccio, scoperta ed uso della materia colorata, in situazioni gruppali entro le quali sperimentare la propria espressività.
Al pari del progetto musicoterapico, utilizzando una comunicazione ed un linguaggio non verbale, il Laboratorio di espressione con il colore si proponeva di mobilitare in maniera orientata, controllata e propositiva le energie espressivo-comunicazionali dei ricoverati, ma soprattutto come intervento e strumento con funzioni di tipo osservativo-riabilitativo e di sostegno.
ASSESSMENT PRETRATTAMENTALE
La prima fase d’assessment finalizzata alla selezione dei ricoverati che avrebbero preso parte, fino ai primi di luglio, al Laboratorio di espressione con il colore, è stata organizzata dall’équipe psichiatrica e dagli operatori educatori dell’area trattamentale, principalmente sulla base delle libere e volontarie adesioni di partecipazione espresse dai ricoverati stessi, e dopo un’attenta verifica e selezione effettuata sulla base delle cartelle cliniche e comportamentali dei richiedenti. Da parte degli operatori del Laboratorio stesso non veniva richiesta alcuna verifica pretrattamentale non ritenendo necessarie, al fine dell’inserimento e della partecipazione al gruppo, alcuna capacità particolare, essendo interessati al soggetto in quanto tale, slegato da qualsiasi classificazione nosografica della patologia mentale.
Infine, la precedente partecipazione del soggetto all’esperienza già effettuata nel ‘92 in questo stesso istituto, fungeva da elemento preferenziale alla nuova ammissione al gruppo, in funzione di una realizzabile verifica di follow up.
IL GRUPPO DEL LABORATORIO DI ESPRESSIONE CON IL COLORE
Alla formazione del gruppo sono così ammessi 11 soggetti con diagnosi variabili dalla schizofrenia alla paranoia (uno dei quali con caratteristiche di notevole solipsismo e di chiusura comunicazionale), la cui partecipazione, come contrattualizzato con l’istituto, è stata prevista per otto incontri di novanta minuti l’uno, una volta la settimana a partire dal 18 maggio 1999 fino ai primi di luglio 1999.
Le finalità della partecipazione al Laboratorio di espressione con il colore, al pari della partecipazione di altri ricoverati ad altre attività terapeutico-riabilitative realizzate in questo O.P.G., sono state individuate principalmente 1) nel far recuperare ai soggetti uno spazio d’espressione libera; 2) nell’incentivazione della capacità espressiva di base del soggetto; 3) nel potenziamento delle capacità d’autonomia personale in termini di gestione di sé all’interno di un gruppo nella prospettiva di un’adeguata risocializzazione; 4) nell’amplificazione delle potenzialità relazionali del soggetto relative al rapporto tra sé e sé e tra sé e l’altro, da sé nel gruppo attraverso il linguaggio dei colori; 5) nell’agganciare i soggetti ai livelli d’espressione primaria ipotizzando un attecchimento facilitato dal linguaggio espressivo e artistico dei colori in relazione al loro potenziale d’attivazione nelle componenti preverbali.
Il setting, oltre i soggetti selezionati, l’operatrice Laura Mancini e il co-operatore Mario Pellegrino, ha visto la partecipazione di un’infermiera, di un agente di polizia penitenziaria e di un laureando in psicologia. La scelta di inserire nel setting queste figure partecipanti fa parte della politica dell’istituto, che prevede di coinvolgere nelle attività terapeutico-trattamentali tutte, o quasi, le figure professionali presenti in istituto soprattutto per attuare un processo di sgonfiamento della tensione sia per i ricoverati sia per gli operatori, oltre ad essere prevista per esigenze logistiche dovute alla particolare struttura istituzionale di riferimento: l’infermiera perché gli internati, tutti compensati psicofarmacologicamente, non potevano essere completamente affidati agli operatori per ragioni di sicurezza sanitaria, l’agente di custodia per motivi di sicurezza penitenziaria ed il laureando in psicologia quale osservatore partecipante in funzione di una ricerca finalizzata alla stesura della sua tesi di laurea.
EVOLUZIONE DEL TRATTAMENTO
L’osservazione del gruppo si è articolata lungo le dimensioni delle "fasi dell’attività di Laboratorio" (preparazione del colore, scelta dello spazio di lavoro, scelta dei colori da usare, produzione espressiva); delle "dinamiche di gruppo"; "del percorso espressivo nel tempo" e della "produzione artistica" sulla base dell’analisi dell’occupazione dello spazio nel foglio, quantità, scelta e relazione dei colori usati, segni e simboli ricorrenti.
La prima fase dell’attività di Laboratorio, che prevede la collaborazione totale del gruppo nella preparazione del colore, vero e proprio riscaldamento rispetto all’attività successiva, ha sovente permesso al gruppo di vivere una situazione di grossa fusione collaborativa direzionata verso obiettivi comuni ed utili alla collettività intera, permettendo una contemporanea osservazione delle dinamiche gruppali e d’interazione relazionale fra i soggetti e gli operatori e fra i soggetti stessi.
Tutti raccolti al centro della stanza, intorno al tavolo degli attrezzi, muniti di un bicchiere e di un cucchiaio di plastica, collaborano alla preparazione di un colore, ognuno diverso, dopo aver comunicato il colore scelto, onde evitare la preparazione di colori identici.
Qui, il tipo di comunicazione andava da quella verbale a quella gestuale. M.D., intento nella preparazione, declamava spesso il simbolismo dei colori con frasi del tipo: "il verde è la natura, guardate gli alberi, quanto verde c’è la fuori", "il bianco è la purezza, la sposa si veste sempre di bianco", "l’azzurro è il cielo, è il colore più bello che c’è". (Più tardi darà vita ad una sola produzione pittorica. Sul foglio bianco scriverà col colore rosso questa frase: "il rosso è il sangue degli innocenti per la fraternità dei popoli = M.D."). M.P., soggetto caratterizzato da una particolare chiusura solipsistica, durante la fase della preparazione del colore, usava spesso assaggiare il colore in polvere intingendo il dito nel barattolo e portandone un po’ alla bocca, mostrando con grossi sorrisi il suo gradimento. La sua dinamica si è trasformata al quarto incontro, quando a questo suo gesto seguiva l’offerta del colore da assaggiare a qualche compagno.
Seguiva la fase della scelta dello spazio di lavoro, fase che al primo incontro ha mostrato una non casualità del gesto. Il gruppo ha impiegato del tempo affinché ogni componente posizionasse il foglio sulla porzione di parete più adatta alle proprie esigenze ed ai propri gusti. La scelta della luce adatta, della prospettiva, della direzione del foglio sul muro, dell’altezza giusta, della vicinanza ad un compagno non sono sembrate variabili superficiali, ignorate o casuali. Dal secondo incontro il gruppo già conosceva il proprio spazio ed aveva imparato ad usarlo. Una regola tacita e condivisa sembrava aver assegnato ad ognuno il proprio posto di lavoro. Preso il foglio bianco dal contenitore, ognuno si dirigeva verso la propria porzione di parete sulla quale disponeva, ora verticalmente, ora orizzontalmente, il foglio sul quale poggiare il colore.
La scelta dei colori, per il gruppo intero, ha mostrato un’evoluzione di complessità nel tempo, caratterizzata dai primi incontri in cui ha prevalso la produzione monocromatica dai colori scuri. Negli incontri successivi la scelta dei colori, il loro accostamento e la loro sovrapposizione è andata via via incrementandosi, dando vita a produzioni sempre più articolate e poco lineari.
Le prime produzioni, tranne che per C.C., ex professore di educazione artistica, appassionato di disegno e di pittura, generalmente mostravano una povertà espressiva e comunicazionale caratterizzata da una semplicità delle linee, da uno scarso utilizzo dello spazio nel foglio ed una rigidità dei movimenti produttrice di brevi tratti di colore, linee secche orizzontali o verticali, mancanza di curve. Gli incontri successivi hanno invece permesso una ricca produzione soprattutto sul piano dei colori usati che venivano addirittura preparati all’origine mescolando fra loro diverse polveri in diverse quantità.
Anche la quantità di lavori prodotti per incontro, ha subito un incremento nel tempo. Nei primi incontri quasi tutti i soggetti hanno limitato la propria produzione a pochi lavori. Un incremento si è osservato a partire dal quarto incontro, durante il quale il desiderio espressivo dei soggetti è aumentato, dimostrando una produzione meno interrotta da fasi di riposo o di distrazione.
Di notevole interesse è stata la constatazione dell’evoluzione dell’utilizzo dello spazio sul foglio e delle dimensioni della rappresentazione.
Se inizialmente tutti i soggetti del gruppo sembravano non utilizzare in pieno tutto lo spazio a loro disposizione, occupandone solo una porzione, solitamente laterale, nel tempo la rappresentazione ha acquisito e conquistato maggiori dimensioni e spazi più centrali, spesso totali.
Le rappresentazioni simboliche, infine, sono risultate di notevole interesse sulla base delle dinamiche psicologiche personali. Queste hanno caratterizzato, secondo temi ricorrenti, la produzione simbolica di ogni singolo soggetto, l’unica a non mutare sostanzialmente nel tempo.
Ognuno ha sembrato riprodurre segni, luoghi, oggetti, dimensioni e temi in qualche modo legati alle proprie dinamiche intrapersonali, alle proprie paure, fantasie e desideri, compiendo un atto altamente comunicativo se non abreattivo, spesso comprensibile solo sulla base della storia personale, giuridica e patologica del soggetto.
W.S., ad esempio, ha costantemente prodotto simbolicamente il tema di un autolesione procuratasi all’occhio destro, disegnando numerosi occhi iniettati di sangue, circondati da croci nere e da bare in un cimitero. Inizialmente i colori usati non andavano oltre il rosso ed il nero.
Verso la fine degli incontri il soggetto non solo ha abbandonato questo tema persistente, ma ha ampliato la gamma dei colori utilizzati, producendo come lavoro finale una specie di "carnevale", come l’ha definito un componente del gruppo, con linee e punti dagli svariati ed accesi colori.
A.L. ha invece comunicato attraverso l’uso puro del colore. Tutte le sue produzioni non hanno mai rappresentato qualcosa di reale e concreto, bensì il soggetto si è limitato a riempire il foglio di colore, quasi come un imbianchino, utilizzando gli estremi del foglio e lasciando sempre bianca la parte centrale. Egli, immerso in un gioco di suoni e colori, a sua detta, riproduceva sul foglio la musica che contemporaneamente ascoltava tramite le sue cuffiette stereofoniche. Anche nel suo caso l’uso dei colore, seppur mai sovrapposto, accostato o mescolato, è andato quantitativamente incrementandosi nel tempo.
ASSESSMENT CONCLUSIVO (1)
L’assesment finale è stato elaborato dagli operatori del Laboratorio di espressione con il colore sulla base delle osservazioni sistematiche della produzione dei singoli soggetti, in funzione delle dimensioni sopra descritte e grazie alla compilazione di tre schede realizzate seguendo il proprio metodo.
Alcuni soggetti hanno prediletto rappresentare simbolicamente attraverso l’uso delle lettere e della scrittura. In particolare G.G., che soleva disegnare esclusivamente case, al quinto incontro scopriva la possibilità di utilizzare numerosi fogli ed i colori a sua disposizione per scrivere una lunghissima lettera diretta alla madre che già da tempo aveva manifestato il desiderio di non comunicare più col figlio.
"Queste schede, di ogni soggetto analizzano la produzione in funzione al numero di fogli utilizzato, alla posizione del foglio nello spazio, all’uso dello spazio nel foglio, qualità e quantità dei colori utilizzati, modo d’utilizzo (tecnica, strumenti, accostamento, sovrapposizione, ecc.), comparsa ed uso di segni ricorrenti (linea casuale, massa informe, forma chiusa, associazione di due forme, ecc.).
L’organizzazione delle tre schede permette una lettura molto rapida del percorso (relativamente a ciascuno dei punti presi in esame) per ciascun soggetto del gruppo in tutto il periodo degli incontri, ed anche la comparazione verticale del come, in ogni singolo incontro, hanno lavorato tutti i soggetti del gruppo.
La scheda A: "annotazioni relative al numero di fogli usati, alla loro posizione, alle parti di foglio occupate con il colore", prende in esame sia le sperimentazioni di occupazione dello spazio con la collocazione del proprio foglio in orizzontale o in verticale sulla parete, sia la conquista della spazialità all’interno del foglio.
Secondo la Dott.ssa Mancini, "il possesso dello spazio del foglio è lo specchio esterno di un discorso molto più ampio di autoidentificazione di se stessi in rapporto agli altri. La conquista dello spazio del foglio, come conquista del proprio corpo, del proprio spazio di movimento e delle proprie sicurezze, non deve essere forzata, ma aiuta a nascere e prendere forza all’interno del soggetto. È un discorso non tecnico relativo alla materia colore, è la possibilità di utilizzare queste sperimentazioni per conquistare la coscienza della propria "presenza" all’interno dello "spazio" che è il mondo circostante. È per questo motivo che le modificazioni che il soggetto fa all’interno di questi due punti (foglio nello spazio e spazio nel foglio) vanno osservate con molta cura data la loro significatività".
Sulla base della legenda, è possibile compilare la scheda vera e propria di cui riportiamo un esempio che va così letto:
Al primo incontro il soggetto dipinge tre fogli in orizzontale e tre in verticale.
Dei tre orizzontali in due utilizza la parte centrale, in uno la parte alta a destra; dei tre verticali uno è stato completamente riempito, nei rimanenti due ci sono segni in basso a sinistra.
Nel secondo incontro il soggetto ha lavorato su cinque fogli orizzontali e quattro verticali. In uno orizzontale ha utilizzato la parte centrale, in uno la parte bassa a sinistra, in uno la parte alta a destra, in due la parte bassa a destra. In quelli verticali, invece, dei primi ha usato la parte centrale, in due la parte alta a sinistra. Nel terzo incontro, poi, ha lavorato su cinque fogli orizzontali ed uno verticale utilizzando ancora varie parti del foglio.
Già dalla lettura di questi tre soli incontri si può notare come il soggetto stia sperimentando entrambe le posizioni del foglio nello spazio, con una particolare attenzione alla posizione orizzontale; che di solito vengono occupate solo parti del foglio e non tutto lo spazio a disposizione, ma che questo dato è confortato dall’interesse dimostrato sia per la zona centrale che per tutti gli spazi del foglio. Non ci sono stereotipie e tutto lo spazio sembra destare uguale interesse nel soggetto.
La scheda B: "annotazioni giornaliere per ciascun soggetto relative al numero di fogli utilizzati, alla quantità di colori ed alle modalità d’uso degli stessi", presenta in maniera molto chiara, relativamente ad ogni incontro e per ciascun soggetto, quali sono stati i colori utilizzati ed in che modo sono stati accostati o sovrapposti sul foglio. Da una lettura comparata di tutte le schede relative ai colori è possibile notare quelli usati con maggior frequenza nel corso di un ciclo completo di incontri.
Egualmente potrà essere interessante per ciascun soggetto osservare le preferenze cromatiche, o il loro sistematico e generale uso. La lettura di ciascun incontro, comparando le scelte effettuate, potrà anche evidenziare eventuali influenze reciproche, così come la costante delle scelte autonome ed individuali di ciascuno.
Dalla scheda risulterà anche molto evidente l’uso individuale dei colori (uno su ciascun foglio), se sono stati accostati o sovrapposti, o se sono stati usati tracciando segni che si intersecano fra loro. (Vedi Legenda Scheda B)
La scheda del nostro esempio si arricchisce di nuovi dati che potremmo così leggere: (Vedi Scheda B)
Al primo incontro il soggetto ha utilizzato sei fogli, ha usato il rosso ed il giallo, il rosso isolatamente mentre quando ha usato i due colori insieme li ha accostati, mescolati e sovrapposti. Anche nell’incontro successivo ha usato il rosso ed il giallo, mai isolatamente però, né sovrapposti, ma sempre accostandoli o mescolandoli. Dal terzo incontro compare il blu.
Infine, sulla scheda C: "annotazioni sul modo di usare il colore, sui segni ricorrenti, sul loro uso e comparsa", vengono annotati tutti qui segni che il soggetto traccia, facilmente riconoscibili perché ricorrenti non solo relativamente allo stesso soggetto, ma a tutti. Questi segni solitamente compaiono uno dopo l’altro senza una precisa conseguenzialità e non in maniera uguale in tutti i soggetti; inoltre permangono e ricompaiono in relazione a vari fattori che quasi sempre sfuggono all’osservazione diretta, come un bagaglio di suoni e parole che pian piano vengono usati prima individualmente, poi associati tra di loro in maniera sempre più articolata e complessa. (Vedi Legenda Scheda C)
Le annotazioni della scheda C possono essere fatte solo immediatamente dopo il termine di ciascun incontro, perché, ad esempio, una "massa per estensione" si può confondere, ad esempio, con altre tracciate in relazione ad un gioco di movimento. Le annotazioni "a caldo" consentono di avere una visione reale del percorso che il soggetto sta compiendo, più ancora che le osservazioni dirette dei suoi dipinti. Tutte le osservazioni sistematiche su aspetti specifici del percorso grafico del soggetto in Laboratorio, sarebbero parziali e schematiche se non si fosse in grado di seguire contemporaneamente tutte le emozioni e le sensazioni che il soggetto sta vivendo in quel momento". (2)
Le annotazioni della scheda che segue concludono il nostro esempio.
CONCLUSIONI
"Si ritiene, dunque, di seguire relativamente ad ogni soggetto i percorsi di evoluzione sia per il lavoro specifico della espressione con il colore, sia per quanto riguarda la socialità ed il maturarsi dei vari tratti di ciascuna personalità.
La necessità di osservare aspetti così diversi è in relazione alla considerazione di base per cui il momento della espressione, attraverso un qualsiasi linguaggio, non può in nessun modo prescindere dalle esperienze generali.
Inoltre, proprio per seguire lo sviluppo reale del linguaggio grafico-coloristico (e non delle acquisizioni tecniche ad esso relativo) è fondamentale non perdere mai di vista altri modi in cui contemporaneamente il soggetto può stare esprimendo sensazioni e stati d’animo che sono in stretta connessione con il suo vissuto. Bisogna dunque trascrivere tutte le annotazioni relative agli atteggiamenti ed a tutti i momenti che compongono ciascun incontro sulle schede che, legate fra loro in funzione dell’arco complessivo degli incontri, vengono a formare "il soffietto" delle annotazioni quotidiane.
In queste annotazioni vengono riportati i comportamenti e gli atteggiamenti che, con maggiore evidenza, si sono manifestati nel corso di ciascun incontro.
Le annotazioni sono sempre osservazioni senza commento; le conclusioni vengono dedotte in momenti molto successivi, e dalla lettura comparata delle annotazioni di molti incontri. Un aspetto utile ed interessante di questo semplice strumento di lavoro, è che se si accostano verticalmente i soffietti relativi a tutti i soggetti, si può avere una lettura dettagliata e sicuramente chiarificatrice di molte cose avvenute in un singolo incontro.
Tutti i momenti di ogni incontro sono egualmente importanti per l’osservazione globale del soggetto. Spesso si notano, ad esempio, variazioni di stati d’animo e di comportamento in situazioni diverse tra di loro e che implicano livelli di partecipazione e tipi di impegno molto differenti.
L’annotazione della risposta alla stimolazione di una situazione di gioco collettivo, o di rapporto affettivo con i compagni di gruppo presenti, è sicuramente tanto significativa quanto l’osservazione del modo di tracciare o di usare un colore.
Il diverso tipo di comportamento del soggetto nelle varie situazioni, precisa la sua maggiore o minore sicurezza raggiunta nell’affrontare l’una o l’altra prova.
Inoltre, è anche importante tener presente lo stato d’animo generale del soggetto in ciascun incontro, perché tensioni, gioie, emozioni e tristezze generali sempre si ripercuotono sul suo atteggiamento e sul lavoro di ricerca espressiva.
L’attenzione a tutti questi aspetti differenti è necessaria per poter avere una comprensione reale di ciascuno dei soggetti che compongono il gruppo". (3)
Tratto da: De Somma M., Possibilità d'intervento psicoterapeutico nell'ambito di un'istituzione totale: esperienze con malati di mente autori di reato nell'ospedale psichiatrico giudiziario "Filippo Saporito" di Aversa. Tesi di Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità.

























































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