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Le telecamere Rai al Saporito

Studi & Ricerche > Studi sugli O.P.G. > L'O.P.G. di Aversa dal 1997 al 2009 > Rassegna Stampa > 2001

Il Corriere di Caserta  12/05/2001

 

Il regista Lazzaretti ad Aversa per uno special sull'ospedale psichiatrico e la sua lunga storia  
Le telecamere Rai al Saporito

 

L’Ospedale Psichiatrico Giudiziario “Saporito“ di Aversa, sarà ben presto al centro di un racconto-filmato, per Rai 3, che andrà in onda in prima serata fra settembre ed ottobre. Infatti, è da circa una settimana che un’equipe di giornalisti e registi, sono impegnati costantemente, in riprese condotte all’interno delle mura del “Saporito “,  (che ricordiamo è stato il primo ospedale giudiziario istituito in Italia), con l’obiettivo di riportare all’esterno quella realtà che non molti conoscono realmente, o che fanno finta di ignorare. Quello che ad Aversa viene definito, il mostro dentro casa, diventerà, mediato da una rete nazionale, il mostro che insieme ad altri cinque, sparsi per la penisola, ancora  condividiamo in attesa di leggi più umane, con il resto della popolazione nazionale, in quanto al suo interno, esistono realtà e vite che rimandano ai diversi tasselli di uno stesso puzzle, l’Italia. Il promotore dell’iniziativa, è regista romano, Fabrizio Lazzaretti. Si ritrova spesso a lavorare per Rai 3, per la quale ha realizzato già, diversi reportage in Siria, Iraq, Vietnam, Birmania, e Thailandia. L’ultimo suo lavoro è il risultato di una ricerca di 1 anno e mezzo circa, condotta sul campo, nel nord dell’Afghanistan, dove, insieme al regista,  Alberto Vendemmiati, hanno lavorato alla produzione di “Jung “, che in afghano, significa, guerra, dove si racconta l’avventura umanitaria della costruzione dell’ospedale, di Emergency,  in una terra stremata da 20 anni di guerra, che lotta con i denti alla ricerca di una maggiore fiducia. Il prodotto, assolutamente innovativo sia per struttura che per narrazione è stato presentato come evento speciale al Festival di Venezia del 2000, raccogliendo i meritati successi. Nel nuovo progetto che vede invece, da protagonista una realtà, che da sempre vive al centro di costanti critiche, nate dalla difficoltà di interazione fra la materia psichiatrica e quella giudiziaria, il regista è affiancato da altrettanti validi freelances, tra i quali spicca il giornalista Stefano Mencherini, il fotografo professionista, Maki Galimberti, spesso impegnato in servizi fotografici, per lo Specchio, della Stampa, e altri due collaboratori. L’obiettivo principale, spiega Stefano Mencherini, è quella, di un’immersione profonda, per circa 1 mese, in questa realtà che molti ignorano, forse per paura o per indifferenza, ma che nonostante tutto, ha il diritto di essere conosciuta, e di presentarla in televisione, così come si consuma tutti i giorni, da quando si alza il sole la mattina, fino a quando tramonta, la sera,  per dare un senso reale di quello che accade in una istituzione dove si fa spesso confusione anche nel denominare chi ci vive, e che si sente chiamare a volte detenuto, altre, internato,  altre ancora, ricoverato. Eppure il termine giusto almeno per quello che ho notato nei primi giorni, sarebbe quello di detenuto, schiacciato tra le quattro mura, visto che l’accesso a cure rispettose della dignità umana è ancora una sfida di grande entità, che spesso risulta dalla natura incongrua degli ospedali giudiziari. La provocazione, potrebbe dunque essere il significato latente di questo lavoro, che lascia agli altri il privilegio di riflettere, e di risolvere un problema che incombe da anni, sempre, però, con pochi risultati concreti. In occasioni diverse l’Opg di Aversa è stato aperto al pubblico, ma mai, si era pensato prima, di  riprendere con delle telecamere la vita profonda che scorre, difficile, nei reparti, dove gli internati passano parte dei loro anni. Una realtà che purtroppo esiste, e che è molto diversa da quella di una semplice istituzione penitenziaria, caricata di profondi significati simbolici, spesso e volentieri, negativi.

Teresa Grandioso

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