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Le Perversioni
Atti del Convegno - Aversa 2001
Io credo infatti che le idee di separazione, purificazione, demarcazione e punizione delle trasgressione svolgano come funzione principale quella di sistematizzare un’esperienza di per sé disordinata.
E solamente esagerando la differenza tra unito e separato,
sopra e sotto, maschio e femmina,
con e contro che si crea l’apparenza dell’ordine.
Mary Douglas,
Purezza e Pericolo,
1976.
Non esistono fenomeni morali,
ma solo una interpretazione morale dei fenomeni.
Nietsche,
Al di là del bene e del male,
1886.
Il Convegno che si è svolto ad Aversa tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre dell’anno 2001 aveva un titolo volutamente sintetico e plurale quale quello de «Le Perversioni », un po’ demodé, come ha giustamente fatto osservare un insigne relatore quale il Professor Maj, che ha partecipato come chairman ad una sessione del convegno. Ma il convegno non voleva trattare solo di parafilìe: piuttosto traeva lo spunto per la sua realizzazione da una definizione in altri momenti letta che intendeva la perversione semplicemente (ed in maniera complessa) come un desiderio che sbaglia oggetto. La possibilità di soggettive perversioni, in relazione a tanti oggetti sbagliati su cui si possono indirizzare i nostri desideri, è stata vista come una possibilità di riflettere ancora una volta su quello che può essere l’evoluzione di una istituzione quale quella dell’opg oggi; che ancora si dibatte nella sua condizione ambigua e dolorosamente indietro nei tempi e nelle risorse. Si scoprì, poi, che la perversione erano le perversioni, in quanto le definizioni di ordine accademico ed interpretativo si dibattevano tra quella di modificazione psicopatologica delle tendenze istintive che si manifesta con anomalie del comportamento, a quelle di capovolgimento parziale o totale dell’ordine naturale, morale, estetico.
O ancora, nella teologia morale, scoprimmo la perversione intesa come abbandono della fede. O ancor meglio come peccato, come benevolmente ci ha fatto intendere Padre Mattai, il decano dei teologi italiani, che ha espresso il suo punto di vista in una tavola rotonda con psichiatri ed analisti ortodossi in maniera comprensibile e coerente con il proprio pensiero. Insomma Le Perversioni sembrò il titolo più efficace per proporre uno studio approfondito ed a più voci, così come è tradizione nell’opg di Aversa, su un tema che, abbiamo con piacevole sorpresa notato, ha richiamato un numero di osservatori e partecipanti ancor più elevato dei convegni precedenti, probabilmente per la sensibilità all’argomento e per la presenza di relatori illustri e noti provenienti da varie parti della penisola.
L’intento era duplice: quello di approfondire un argomento che come psichiatri forensi, ed ancor più come antropologi, non sempre ci è chiaro nelle sue manifestazioni psicopatologiche ed interpretative. Ed inoltre di richiamare l’attenzione, ancora una volta ospitando un convegno scientifico, sull’anomalia opg, che, già in questo semplice atto di ospitalità, manifestava il suo desiderato sbagliar oggetto, trasformandosi in luogo di studi piuttosto che di punizione, di cura piuttosto che di abbandono.
E’ il tragitto che, con fatica, si tenta di imporre nella realizzazione di una struttura che può intendere il suo attuale significato esclusivamente nello studio e nella ricerca, e che proponga dei modelli interpretativi e terapeutici che certamente da soli non avremmo l’ardire di affrontare, potendo contare in Italia su scuole di psichiatria e psicopatologia forense tra le più autorevoli e preparate.
La possibilità, però, di unire ricerca e cura nel luogo che a tale scopo fu istituito serve forse a dare impulso, con la sua provocatoria resistenza, ad un cambiamento culturale profondo verso la concezione della malattia mentale, libero da ipotesi troppo ideologizzate per essere concrete, ed anche da vecchi sistemi positivisti che troppo spesso rischiano di cadere nella trappola della “scienza”, trasformandosi in tragedia.
Su questo numero di InterAzioni sono pubblicati quasi tutti gli interventi del Convegno, da quello di Francesco Bruno a quello di Ugo Fornari, a quello di tanti altri che hanno portato il loro contributo alla conoscenza di un argomento affascinante e pericoloso. Riuscendo a produrre nuovi stimoli e interessi vivi in noi che l’abbiamo organizzato e nel pubblico che l’ha seguito; argomenti che continueranno a svolgere la loro funzione trascritti sulla rivista dell’opg di Aversa, che ancora una volta viene alle stampe fortunosamente e a fatica. Ma comunque sténica nel suo desiderio di esistere ed essere, essendo il supplemento a «La Storia di Nabuc», rivista completamente scritta dagli ospiti dell’Istituto aversano, ormai costante nel suo vivere da più di cinque anni, il che per le riviste fatte dai «matti» non è poco.
Ecco: la nostra perversione è la ferma intenzione di continuare, consapevolmente, a sbagliare l’oggetto dei nostri desideri, fino a realizzarli.
Adolfo Ferraro
INDICE
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PREFAZIONE
Adolfo Ferraro
LA COMUNICAZIONE NEGATA
Ugo Fornari
GLI OMICIDI DEI GAY ROMANI: L'ODIO PERVERSO
Francesco Bruno
LE PRIGIONI DELLE PERVERSIONI
Mario Iannucci
I piromani e l'ospedale psichiatrico giudiziario: dati preliminari di studio
Franco Scarpa
ASPETTI NEUROBIOLOGICI E TRATTAMENTO FARMACOLOGICO DELLE PERVERSIONI
Silvestro La Pia
UNA FORMA DI PERVERSIONE SESSUALE EMERGENTE: IL CYBERSEX. ASPETTI NOSOGRAFICI E CRIMINOLOGICI
Oronzo Greco
TERRORISTI E KAMIKAZE: PSICODINAMICA DI UNA PERVERSIONE
Simonetta Costanzo
LE PERVERSIONI SOTTO IL PROFILO ETICO-TEOLOGICO
Giuseppe Mattai
LA PERVERSIONE: IL TRAPASSO CONGELATO DAL PIACERE ALLA MORTE DEL DESIDERIO
Sarantis Thanopulos
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