Menu principale:
Museo > Cronache d'internati famosi > Pia Bellentani
Settimo Giorno
IL PERSONAGGIO DI VILLA D'ESTE AL LIDO DI VENEZIA
MEMORIE DI PIA BELLENTANI
Il comportamento della contessa, venuta con le figlie al festival del cinema, é in contraddizione con il desiderio di isolamento e con le reazioni di fronte ai fotografi. Si può ormai mettere in relazione la presenza di Pia sulla spiaggia alla moda con le trattative per la pubblicazione di un suo libro di ricordi e con un eventuale impegno per un film biografico
LIDO DI VENEZIA, settembre
Una mattina della settimana scorsa, due giovanotti scesero dalla filovia del Lido di Venezia al capolinea di Ca' Bianca. Dopo essersi guardati intorno, si diressero verso Il bar dell'Hotel Sorriso, una piccola costruzione moderna che si trova in una trasversale di via Colombo. "Un'aranciata e un bicchiere di selz", ordinarono alla banconiera, mentre facevano il giro del locale con aria falsamente assorta. La ragazza fu rapida nel notare un curioso rigonfiamento sotto le giacche di quei clienti dall'apparenza distratta. Mise i bicchieri sul banco nichelato, versò le bibite e poi, come per cercare qualcosa, passò nella saletta attigua, che è la portineria dell'albergo. "Sono arrivati - bisbigliò al portiere. Sono in due e hanno la macchina sotto la giacca". A questo punto le scappò da ridere: tutto sembrava così divertente, era proprio come al cinematografo. "Avverto la signora", disse il portiere.
L'assedio dei fotografi. all'alberghetto di Pia Bellentani cominciò senza chiasso. Gli operatori delle agenzie e gli indipendenti del "flash" che stazionano durante la Mostra del cinema nell'atrio dell'Excelsior in attesa di nuovi arrivi, si allontanavano alla chetichella, l'uno dopo l'altro.
Lo "scrittore fantasma "
"Vado a fare un bagno", "Vado a mangiare qualcosa", "Vado a vedere se arriva il motoscafo", dicevano. Verso le undici scese Sandra Milo, che aveva occupato le prime ore della mattina nello studio di una ardita "mise" balneare, e non trovò nessuno ad attenderla. Intanto la stradina dell'Hotel Sorriso si era riempita di automobili e di motorscooters, come per un "cocktail party". I due fotografi che erano arrivati per primi, avevano ormai tirato fuori gli apparecchi: il più giovane si era arrampicato sotto uno dei terrazzini, dietro all'insegna luminosa dell'albergo. A torso nudo, per affrontare meglio il calore quasi insopportabile del cemento battuto dal sole, subiva stoicamente gli scherzi di alcuni muratori, che lavoravano a una costruzione vicina. Qualcuno pensò che la Contessa di Villa d'Este potesse servirsi di una seconda entrata, e si piazzò sul retro della casa: altri si appostarono nelle automobili, dietro a un chiosco per le bibite e sul tetto di un bunker che si trova a duecento metri dal Sorriso, confidando nelle risorse del teleobiettivo. Altri ancora puntarono verso la spiaggia, decisi a intraprendere una lunga marcia dal bagno dell'hotel, al punto opposto del Lido: chilometri e chilometri di sabbia arroventata, nella speranza di scattare una fotografia eccezionale.
Pia Bellentani, secondo le confidenze del portiere, era attesa in albergo per l'ora di colazione: "Mangerà con le bambine in sala da pranzo, come ieri sera", diceva il giovane, un veneziano con due baffetti alla Menjou. Ma non sapeva, o fingeva di non sapere, dove la Contessa si trovasse in quel momento: "Forse al bagno, forse a Venezia. Forse al Palazzo del cinema". La Bellentani non apparve. Si sparse la voce, tra i fotografi, che il "servizio" era già stato realizzato, in esclusiva, da un collega molto ben introdotto. I più impazienti cominciarono a scalpitare. Verso le prime ore del pomeriggio il drappello era già dimezzato. A sera inoltrata soltanto un fotografo aveva resistito: le palpebre gli cadevano per il sonno, gli ronzavano le orecchie ed era tanto stanco che quasi non riusciva a reggere la macchina. Fu allora che un taxi sbuca silenziosamente da via Colombo e si fermò davanti all'albergo: ne scesero, quasi di corsa, Pia Bellentani e un uomo in smoking bianco. Appena avvertì la presenza del fotografo, che si era fatto sotto, l'uomo si tolse la giacca e coprì il volto della Contessa. Nello stesso istante, il portiere si buttò gridando fra l'obiettivo e la cliente. La Bellentani ebbe il tempo di rifugiarsi su per le scale.
L'uomo, che si è visto abitualmente con Pia Bellentani durante il suo soggiorno al Lido, ha dato esca a molte supposizioni. Fu il primo a riceverla all'aeroporto, quando la Contessa arrivò con l'aereo delle 16,45 da Roma; si occupò anche delle bambine, Flavia e Stefania, che seguivano la madre in treno. Con gli occhiali scuri e un semplice abito da viaggio, la Bellentani passò inosservata; all'albergo si registrò come "insegnante di pianoforte". Fece sapere ai giornalisti, tramite il solito portiere, che era venuta al Lido per fare i bagni con le sue figliole e per starsene tranquilla. La dichiarazione non convinse tutti, tanto più che le apparizioni del misterioso visitatore si moltiplicavano. Qualcuno sostenne, a un certo punto, che si trattava di Gualtiero Jacopetti, col quale la Bellentani avrebbe avuto da trattare grossi e importanti affari. La storiella venne subito smentita: Jacopetti si trovava al Lido, ma alla compagnia della Bellentani, che non conosce neppure, preferiva quella di Sandro Pallavicini, Anna Magnani, Eleonora Rossi Drago e Mario Camerini, tutta la "troupe" del film "Suor Letizia". Vennero fatti altri nomi, per esempio quello di un "columnist" nostrano famoso per le sue battute di spirito. I sospetti presero un'altra direzione quando il "columnist" dedicò alla Contessa di Villa d’Este un articolo piuttosto pepato.
Ma al Lido, durante il festival, non c'è notizia riservata che non diventi, nel giro di ventiquattr'ore, un segreto di pulcinella. L'identità della guardia del corpo di Pia Bellentani venne presto scoperta. Si tratta di un giornalista milanese, specializzatosi da qualche tempo nei granellini di cronaca mondana e nelle interviste a botta e risposta. Il suo sodalizio con la Bellentani ha ragioni pratiche: egli avrebbe ricevuto dalla Contessa l'incarico di redigere materialmente le sue memorie, di cui è stata più volte annunciata la pubblicazione. Al Lido, nella tranquilla intimità di un salottino dell'Hotel Sorriso, la Bellentani avrebbe presentato al giornalista un grosso fascio di appunti; sono scritti che risalgono all'epoca del manicomio criminale, pagine di diario, lettere e documenti di vario genere. Tutto un materiale che aspetta di venir sistemato in forma letteraria e che riguarda la vita di Pia Bellentani dalla nascita a oggi. Sembra però che fra la Contessa e il suo "scrittore fantasma" siano già sorti degli screzi: il giornalista, secondo alcune voci, vorrebbe firmare il libro, cioè scrivere lui un volume sul caso Bellentani, basato sui documenti forniti dalla protagonista. Quest'ultima, invece, preferirebbe che il libro, redatto materialmente dal giornalista, portasse sul frontespizio il nome di Pia Bellentani. Non è escluso, quindi, che anche la Bellentani sia costretta a servirsi, come già la duchessa di Windsor, di numerosi "scrittori fantasma". L'inconveniente pare inevitabile nell'esercizio di quel particolare genere letterario che sono le autobiografie per procura.
Non vuole essere dimenticata
Si dice che anche sulle clausole più importanti del contratto editoriale stiamo sorgendo delle contestazioni. La Contessa ha chiesto una cifra che l'editore ritiene troppo alta: molti pensano, del resto, che l'interesse del caso Bellentani sia ormai esaurito e che dagli scritti della principale interessata non scaturiranno elementi nuovi. La pubblicazione è avversata, ovviamente, da una parte dell'opinione pubblica, che non ritiene di buon gusto rinfrescare la memoria dei lettori su avvenimenti piuttosto scandalosi e noti in ogni particolare. Un religioso presente a Venezia e abbastanza noto negli ambienti del cinema. avrebbe ammonito l'editore, con queste parole: " Il colpo di rivoltella esploso dalla Bellentani contro il suo amante Carlo Sacchi non deve più venir sparato nemmeno nelle pagine di .un memoriale: fosse soltanto per una forma di rispetto verso gli innocenti che questa tragedia ha coinvolto ". E' logico che l'editore cerchi di prendere tempo per meditare su un consiglio che viene da fonte tanto autorevole.
Molti si chiedono perché la Bellentani, lo "scrittore fantasma" e i plenipotenziari dell'editore non abbiano scelto una località più tranquilla per i loro conciliaboli letterari. La Contessa, stizzita per l'incessante assedio dei fotografi che è continuato dopo il primo giorno con rari momenti d'intervallo, ha minacciato di ricorrere alla protezione della polizia, come hanno fatto Gina Lollobrigida e la Magnani. Ma è facile rendersi conto che tutti questi inconvenienti avrebbero potuto essere evitati se la Bellentani non fosse venuta al Lido durante la Mostra del cinema. Necessità di trattare con alcuni produttori, italiani e francesi, i diritti di cessione del fattaccio di Villa d'Este come soggetto cinematografico? Anche questa supposizione è stata fatta. Sono circolati, fra l'Excelsior e il "night club" del Casinò, perfino dei titoli: "La morte in ermellino", "La storia di Pia Bellentani", "La contessa ha sempre una pistola". Come interpreti della parte principale sarebbero in predicato Anna Magnani, Edwige Feuillère e Joan Crawford, la quale avrebbe messo come condizione di avere al proprio fianco Rossano Brazzi. Qualcuno sostiene che la Bellentani vorrebbe interpretare se stessa, come fa il torero messicano Luis Procuna in un film biografico presentato al Lido.
Si tratta probabilmente di voci senza fondamento. Pia Bellentani, se avesse velleità cinematografiche come soggettista o come personaggio-interprete, potrebbe discuterne nel segreto di qualche ufficio romano, lontana da ogni sguardo curioso. E' venuta al Lido di Venezia, che in questo momento ospita cinquecento persone tra fotografi e giornalisti, perché - secondo quanto affermano le sue amiche intime - la Contessa non è affatto disposta a vivere l'esistenza oscura e silenziosa che molti prevedevano. Completamente ristabilita dal disturbo psichico che fu illustrato per centinaia di pagine nella perizia del professor Saporito, la triste eroina di Villa d'Este sembra soffrire oggi di una psicosi diversa. Pia Bellentani si sente ancora giovane, crede di aver qualcosa da dire sul proprio passato e soprattutto spera di non venir dimenticata. Tutte le sere la barista dell'Hotel Sorriso le porta in camera, verso mezzanotte, un "cocktail" piuttosto forte. La contessa è in vestaglia, con i suoi quaderni di appunti sul tavolino davanti alla finestra. Ha preso la vecchia abitudine di bere un "drink" prima di addormentarsi. Ma il sonno non arriva tanto presto: "A volte Pia Bellentani passa lunghe ore della notte con i gomiti sul davanzale, fissando senza vederla l’acqua nera della laguna di Malamocco".
Giovanni Vallon
Menu di sezione: