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Musicoterapia in Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Un'ipotesi fantastica per far crescere i fiori nel cemento
Premessa
L'esperienza in questione nasce dalla volontà stenica e appassionata di Adolfo Ferraro, Direttore dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, di "sperimentare" la possibilità di fare entrare dentro le mura quello che solitamente dalle mura fuoriesce; in altri termini la fantasia onnipotente ma controllata nell'ottica del perseguimento di uno scopo macroscopico ben preciso, cioè quello di corrispondere con strumenti diversi e in maniera umana alle necessità umane di soggetti diagnosticati con forme diverse di psicosi o comunque di alterazioni della sfera psichica, ricoverati presso un'istituzione della detenzione che è l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario.
La volontà di Adolfo Ferraro passa attraverso la sua necessità di operatore specializzato e sensibile al problema, ma si ricompone principalmente in relazione alla sua passione per la musica e per quell'aspetto "folle" dei musicisti; è un po’ come pensare di rendere più fluida una comunicazione fra parti folli che si intendono e che attraverso un processo creativo possono intanto contenere la propria follia, dandogli una forma visibile e riconoscibile ma anche la possibilità di rendere più accettabili i conflitti e gli aspetti deturpanti dell'emarginazione emarginata.
Da tale base è nata la ricerca di elementi che potessero confortare tale viatico di una competenza fatta sul campo sia sul versante musicale, sia sul versante musicale finalizzato ad un contesto psichiatrico, dove si facesse riferimento all'uso del linguaggio sonoro - musicale come uno strumento di aggancio per la relazione.
In tale ambito si innesta la collaborazione con l'ISFOM (Istituto Formazione Musicoterapia) al quale viene richiesta una disponibilità per fare diventare reale la fantasia e farla passare attraverso un progetto che fosse finalizzato all'inserimento della Musicoterapia per i pazienti dell'O.P.G. di Aversa.
Perché la musicoterapia?
La musicoterapia, come disciplina della comunicazione non-verbale, nata a ridosso del dopoguerra a partire dalla verifica di quali effetti riabilitativi potesse avere l'ascolto di brani musicali sui reduci della guerra, da questa traumatizzati in forme diverse, e si colloca oggi nell'ambito di quelle aree culturali che si propongono attraverso tecniche differenziate per la gestione di problematiche del sociale gestite con l'uso del sonoro come linguaggio e non con fini precipuamente caratterizzati per la performance, dove gli aspetti prevalenti di valutazione sono di tipo analitico - strutturale o estetico - formale, più che di tipo relazionale.
La tecnica musicoterapeutica si rende utile quindi in settori diversi della necessità sociale fino a problematiche cliniche più strutturate e configurate. In particolare l'ambito psichiatrico, in tutte le sue accezioni modernamente diversificatesi, risulta essere particolarmente presente nella casistica internazionale ed in particolare in quella italiana. Tale aspetto è stato di certo favorito dalla introduzione della legge 180, dove, per quanto ancor oggi non è prevista la presenza di un musicoterapista all'interno delle piante organiche delle cosiddette strutture intermedie, è possibile prevedere la pratica della musicoterapia e quindi rilanciare convenzioni con cooperative o associazioni che possano fornire tale servizio.
La musicoterapia nell'ambito delle istituzioni psichiatriche, chiaramente risente del diverso tipo di istituzione dentro cui va a collocarsi, intendo dire se parliamo di Ospedale Psichiatrico, S.P.D.C., Comunità Terapeutica o Ospedale Psichiatrico Giudiziario e nei confronti dei quali si va spesso a impattare un livello " double bind", esposto quindi alla ambivalenza della funzione di queste rispetto a quella di una tecnica arteterapeutica come la musicoterapia.
In altri termini se l'istituzione di per sé gestisce il mandato della cura, in qualche forma detenendo e trattenendo, la musicoterapia corrisponde al mandato di ri-lasciare e fluidificare.
Pertanto l'uso della musicoterapia anche in contesti istituzionali psichiatrici sviluppatisi sotto l'ala protettrice e progressista della 180, in forme diverse, certamente meno estreme, ma in qualche modo sempre presenti, inevitabilmente si pongono come contenitori forieri di elementi confusivi se non opportunamente metabolizzati nella prospettiva di una cura reale.
In tal senso quindi l'uso della musicoterapia diventa un po’ una sfida all'establishment dell'istituzione, alleandosi con i significati originali legati alla funzione sciamanica di cura, più che alle funzioni "pervertite" dalle esigenze di un contesto sociale, che si affida alla funzione reclusiva o parareclusiva delle istituzioni delegate a tale aspetto riparatore.
Anche nella realtà dell'O.P.G., e ancora di più in essa, tale intervento assume il carattere necessariamente "sperimentale", ma inevitabilmente attentativo dei risvolti di significato di un'istituzione che con-tiene pazienti diagnosticati prevalentemente come psicotici e che in relazione a questo hanno compiuto atti fuori della legalità convenzionata. Tutto ciò corrispondendo quindi al fatto che in tal caso l'O.P.G. come istituzione formalmente è deputato a trattenere delle persone senza ufficialmente poterle curare.
La musicoterapia quindi è un 'ipotesi fantastica per far crescere i fiori nel cemento e tentare di ricreare un "milieu" nel contesto non solo fra e dentro i pazienti, ma anche fra e dentro gli operatori.
Musicoterapia e Psichiatria
In tale ambito va subito delineato un problema di fondo che consta alle ipotesi diversificate su cui l'uso del linguaggio sonoro - musicale può poggiare per mettersi al servizio della sofferenza psichica.
Sicuramente possiamo individuare tre funzioni fondamentali:
1) Una funzione di tipo preventivo legata alla creazione di spazi di espressione per la comunicazione nella relazione individuale o di gruppo finalizzati all'uso del linguaggio sonoro - musicale, per facilitare un'atmosfera di comunicazione analogica, dove il sonoro si pone come elemento facilitatore per lo scioglimento dei nodi comunicazionali, che ancora non possiamo definire patologie conclamate diagnosticabili (vedi DSM IV);
2) Una funzione riabilitativa connessa alla definizione di un habitat dai margini inizialmente dilatati e poi sempre più delimitati (v. setting) all'interno del quale l'utilizzazione di tecniche musicali diverse risulta finalizzata alla facilitazione di un aggancio con gli aspetti poco mobilizzati dell'espressione corporea e/o della struttura di personalità del soggetto. In tale funzione è presumibile un lavoro per patologie psicotiche e in gruppo in quanto esso stesso si colloca come "cassa di risonanza" delle proiezioni identificative, delle fantasie, delle emozioni, in forma di conflitto criptato o in forma di esplosione catartica. Tale attività in gruppo può risultare efficace in un momento intermedio della gestione del paziente psichiatrico, allorquando, parallelamente alla terapia farmacologica e/o ad altri interventi, la Musicoterapia si pone come contenitore di elementi propositivi dalla espressività verso la capacità creativa che tende ad assolvere una funzione di "holding" di alcune necessità primarie, meglio espresse e veicolate in un contesto analogico, e una funzione di "problem solving", incentrata sulla esplicitazione verbalizzata di vissuti sperimentati all'interno del gruppo. Quindi la tensione macroscopica è quella di ri-abilitare alcune funzioni perse, nell'ottica della gestione di un equilibrio reinterpretato dal soggetto come persona per una sua successiva potenziale risocializzazione. In tale livello sono solitamente descritti in letteratura tecniche di tipo attivo. Cioè la musica può essere ascoltata ma sempre con il fine di far ricadere tale ascolto sul suonare attivo. Inoltre l'attività di Musicoterapia può in tal senso fornire utili indicatori per un "assessment" clinico periodico relativo al comportamento del soggetto e del soggetto in istituzione psichiatrica
3) Una funzione più squisitamente terapeutica elettiva per le patologie di tipo nevrotico, dove il linguaggio musicale costituisce il mezzo per indurre più facilmente stati emotivi, dalla cui verbalizzazione lo psicoterapeuta, specializzato in musicoterapia o con la collaborazione di un musicoterapista, può intervenire e fornire una restituzione, come ad esempio, una interpretazione verbale. In questo caso il meccanismo che funziona è di tipo evocativo - rievocativo, collegato all'ascolto di brani musicali preselezionati. In tale contesto la forma del setting indicata è quella di tipo individuale.
L'intervento nell'esperienza descritta in tale lavoro ha preso spunto prevalentemente dal punto 2 sopra descritto dove l'attenzione macroscopica è stata rivolta a tre Aree principali:
a) Area senso - motoria: nei termini di una verifica delle abilità psicomotorie in relazione allo stimolo sonoro come attività semplice, ma anche e soprattutto alla capacità di dare senso alla comunicazione individuale per la comunicazione in gruppo al suono come mezzo intermediato per la definizione di un piano di comunicazione facilitata per un livello regressogeno più facilmente realizzabile con l'uso della musica.
b) Area cognitiva: nei termini di una verifica del potenziale attentivo del soggetto/i alle indicazioni musicali emergenti nel gruppo e alla capacità elaborativo-rielaborativa su queste dai singoli manifestate nel gruppo nello sviluppo improvvisativo.
c) Area emotivo - affettiva: nei termini di una "fotografia" del tono dell'umore in evoluzione all'interno di una sacca contenitiva dentro cui il metabolismo psichico si va sviluppando e dentro cui una cultura del gruppo si va maturando. La fotografia di ognuno si pone nella prospettiva di realizzare una fotografia del gruppo come messa a fuoco del senso più o meno coeso della gruppalità come contenuto del contenitore gruppo. Il lavoro in questa area apre alla possibilità di un ampliamento dell'attecchimento relazionale e delle ipotesi di interscambio fra i membri del gruppo.
Metodologia d'intervento
L'intervento nel suo concreto svolgimento, ha richiesto gli opportuni adattamenti dell'impianto metodologico sopra illustrato alla specifica situazione di contesto dell'O.P.G.
In primo luogo sono stati individuati spazi e modalità per sondare uno alla volta i degenti ritenuti potenzialmente coinvolgibili in una attività di Musicoterapia con la finalità di raccogliere dati di carattere anamnestico ed elementi idonei a delineare un profilo di tipo sonoro musicale per ciascun soggetto.
Questo materiale è stato ricavato attraverso i due momenti in cui si articola l'assessment: il colloquio, con carattere di anamnesi sonoro - musicale, e il test d'ascolto.
Il colloquio è avvenuto con tutti i degenti inquadrati, ad eccezione dei casi in cui una situazione di ritiro autistico non lasciava spazio sufficiente a forme di comunicazione biunivoca sul piano verbale.
Il test d'ascolto si è svolto in due fasi. Nella prima sono stati proposti brani preregistrati, diversamente caratterizzati dal punto di vista musicale (un primo brano in cui era prevalente la componente ritmica binaria, e i successivi in cui emergevano la componente melodica, poi quella armonica, quindi un pezzo di carattere elettronico - concreto ed uno infine con suoni della natura). Nella seconda fase sono state somministrate dal vivo, ad opera del musicoterapista, cellule ritmiche, frasi melodiche e brevi sequenze armoniche.
In ambedue le fasi le proposte musicali erano intervallate da periodo di silenzio in modo da raccogliere le reazioni del soggetto (che in questo senso poteva servirsi dello strumentario predisposto) sia durante che dopo ciascun ascolto.
Già in questo approccio iniziale la gestione dello "spazio" destinato all'assessment musicoterapico, spazio di libertà (!) espressiva, ma anche, fin da ora, spazio - contenitore (nell'ottica riabilitativa in cui si pone la Musicoterapia), ha portato al contatto, ma anche alla positiva sperimentazione di forme di (necessaria) mediazione, con le esigenze intrinsecamente ambivalenti e contraddittorie della istituzione "O.P.G." (la cura e la riabilitazione psichiatrica da un lato, il controllo e la limitazione della libertà personale dall'altro).
L'osservazione delle reazioni ai test è avvenuta servendosi di una prima griglia di parametri idonei a mettere in luce gli aspetti sia di tipo quantitativo della relazione sonora sia quelli qualitativi legati ai risvolti comportamentali e relazionali.
I dati raccolti hanno consentito di formare un primo quadro generale delle caratteristiche espressive e comportamentali di ciascun degente inquadrato. Ne è scaturita una prima valutazione inerente l'idoneità o meno ad accedere alle attività di Musicoterapia; attività che, ponendosi a priori in un'ottica di riabilitazione psicosociale, quindi finalizzata alla integrazione e risocializzazione dei soggetti trattati, escludeva l'eventualità di interventi di tipo individuale e si proiettava direttamente nella dimensione di un lavoro gruppale.
I dati emergenti dalle reazioni ai test somministrati hanno permesso poi di operare una distinzione fra i vari soggetti e, conseguentemente, di ipotizzare la formazione di due diversi gruppi caratterizzati, in base alle diverse propensioni espressive manifestate, l'uno dalla prevalenza della componente ritmica, l'altro di quella melodica.
L'assegnazione a ciascuno dei due gruppi è stata inoltre effettuata tenendo conto delle specifiche caratteristiche pesonologiche emerse in sede di inquadramento sonoro musicale (in particolare in funzione dell'assunzione di ruoli specifici) che hanno dato la possibilità di comporre i gruppi inserendo in ciascuno di essi: a) un soggetto con una competenza musicale; b) un soggetto con competenze musicali presunte; c) un soggetto con caratteristiche solipsistiche manifeste; d) per il resto si è valutata la scelta del soggetto in relazione a caratteristiche di identità sonora prevalenti rispetto al piano ritmico (se gruppo 1) al piano melodico (se gruppo 2).
Gli elementi raccolti in sede di assessment hanno consentito di formulare un piano di lavoro mirato, in un setting di gruppo e con frequenza settimanale ai seguenti scopi:
1) incentivare la capacità espressiva di base del soggetto sul piano dell'espressione sonoro-musicale;
2) amplificare le potenzialità relazionali del soggetto relative al rapporto tra sé e sé e tra sé e l'altro da sé nel gruppo attraverso un linguaggio sonoro - musicale;
3) potenziare le capacità di autonomia personale in termini di gestione di sé all'interno del piccolo e del grande gruppo nella prospettiva di una adeguata risocializzazione.
In particolare per due soggetti caratterizzati da una situazione di accentuato ritiro autistico è stata preliminarmente prevista la finalità di agganciare il soggetto ai livelli di espressione primaria sui quali si è collocato, ipotizzando un attecchimento facilitato dal linguaggio sonoro in relazione al suo potenziale delle componenti preverbali.
Per il perseguimento di tali scopi, la successiva fase di treatment si è imperniata su una metodologia di lavoro articolata in tre momenti - cardine:
- Worm-up (riscaldamento), su consegna del terapista, finalizzato a presentare ciascun membro a se stesso e al resto del gruppo attraverso la scelta di uno strumento ed una microproduzione sullo stesso, il tutto rispettando una turnazione. In questa fase la produzione attiva può dare spazio anche all'ascolto di brani registrati proposti da soggetti.
- Tecnica di improvvisazione finalizzata ad un iniziale brain - storming sonoro da cui recuperare cellule musicali che fungano da punti di partenza per articolare l'attivazione di gruppo, oppure scegliere una delle cellule emerse durante il worm-up sviluppandola nella fase improvvisativa derivata dal lavoro precedente.
- Verbalizzazione tesa a definire uno scambio circolare fra i membri del gruppo che avrà funzionato nelle fasi precedenti come cassa di risonanza sonora di vissuti sensoriali ed emotivo - affettivi. Tale verbalizzazione tende nello specifico a richiedere il riporto, fatto agli altri, dell'esperienza relativa a come ciascuno ha vissuto se stesso e gli altri nel gruppo, nell'ottica di rispondere alla precisa domanda "come mi sono sentito, come ho sentito gli altri?".
Alla coppia di terapisti si è richiesto un approccio di tipo semidirettivo incentrato su alcuni momenti connotati dalla indicazione di precise consegne e altri da uno spazio espressivo lasciato opportunamente libero.
Al terapista è stato assegnato il ruolo di gestire il progetto in tutta la sua articolazione e quindi di formulare le consegne, gestire la verbalizzazione, funzionare da punto di riferimento con il supervisore e con il responsabile clinico dell'istituzione; al coterapista quello di praticare le consegne del terapista, costituendo una sorta d'interfaccia sonoro nei confronti del resto del gruppo in qualità di vero e proprio elemento "risuonatore" nella fase dell'azione sonora, e di osservazione nella fase della verbalizzazione.
Nell'ambito del discorso inerente i ruoli, era prevista una terza figura, l'osservatore, accanto a quelle del terapista e del coterapista. Su questo terreno l'impianto metodologico di base ha vissuto un evolutivo livello di adattamento alle esigenze dettate dal contesto.
Infatti, da un lato l'opportunità di tenere un collegamento fra il momento della musicoterapia e l'insieme delle attività terapeutiche seguite all'interno dell'istituzione, dall'altro le esigenze d'ordine restrittivo della libertà personale dei degenti nella loro duplice veste di internati - detenuti, prospettavano la presenza, all'interno del setting, di molteplici figure a vario titolo con funzioni di osservazione (uno psichiatra o uno psicologo, un infermiere, un agente di custodia).
A questo punto, al rischio di uno sbilanciamento fra il numero degli operatori e quello dei pazienti (con effetti di inibizione espressiva e di condizionamento della comunicazione facilmente intuibili) si è ovviato facendo in modo che tutti partecipanti al gruppo avessero una funzione attiva dal punto di vista della produzione musicale.
Ciò è avvenuto in primo luogo per scelta della équipe di Musicoterapia, che ha inteso dare un senso a queste presenze, rendendole vive e partecipi del contesto espressivo che si andava a creare e quindi collocandole nel gioco delle dinamiche che la relazione mediata dal suono innesca. In questa direzione, va però evidenziata anche la disponibilità, del personale coinvolto, ad essere parte attiva nel gruppo, entrando in un percorso espressivo in cui - per una precisa scelta metodologica - tutti potevano concorrere alla definizione di una comunicazione sonora.
Pertanto le figure rappresentative dell'istituzione venivano inserite a pieno titolo nella struttura del gruppo, partecipi di tutte le fasi del lavoro e con la possibilità, a fine seduta, di portare osservazioni e valutazioni inerenti il proprio vissuto.
Si creava, per questa via, una situazione in cui i contorni e i limiti, legati al ruolo di ciascuno nella realtà quotidiana dell'O.P.G., venivano ad essere diversamente ridisegnati dal particolare tipo di relazioni instaurato, nella dimensione della comunicazione interna al gruppo di musicoterapia.
Tali considerazioni hanno inoltre alimentato, in momenti collaterali, l'avvio di un percorso di ulteriore approfondimento, inerente gli aspetti comportamentali e le modalità attraverso cui si andavano evolutivamente organizzando le reazioni dei soggetti in un ambito allargato all'interno dell'istituzione.
L'osservazione musicoterapica degli eventi sonori e delle dinamiche relazionali che hanno segnato l'esperienza come si è andata sviluppando nel coro di circa quattro mesi, è stata effettuata alla luce di parametri che hanno permesso di seguire il lavoro sia nei suoi risvolti di ordine sonoro che in quelli di tipo relazionale. Si sono così creati i presupposti per raccogliere il materiale conoscitivo su cui fondare la terza e conclusiva fase (evaluation) in cui si è articolato il percorso metodologico seguito: la valutazione cioè del dato risultante alla conclusione del periodo di lavoro, raffrontato con la situazione iniziale (sui piani espressivo, comportamentale, relazionale, comunque mediati dalla comunicazione sonora) passando, in una prospettiva diacronica, per le varie tappe che hanno segnato il percorso evolutivo seguito da ciascun gruppo e dai singoli in rapporto al rispettivo contesto gruppale.
Partendo dalla duplice convinzione che, anche nei casi più deturpati dal punto di vista comunicazionale, permanga un patrimonio spesso inesplorato di risorse espressive residue sane, e che ogni risultato ottenuto sia frutto di un iter evolutivo che dal punto analogico dell'espressivo sonora prelude potenzialmente a quello della comunicazione sul piano logico, l'intervento musicoterapico si è strutturato secondo una precisa metodologia.
Tale metodologia è stata tesa a far sì che l'insieme dei momenti espressivi, attivati mobilizzando tali residue potenzialità, venisse convogliato, gestito, osservato e valutato all'interno di un range di precisi parametri (così come risulta dalle schede di seguito riportate).
Questa impostazione si è offerta inoltre ad una successiva valutazione integrata con le altre attività di tipo terapeutico-riabilitativo, allargando il senso del progetto riabilitativo su ciascun soggetto all'interno dell'istituzione O.P.G.
Risultati
In conclusione riportiamo un estratto delle schede di valutazione musicoterapica, relative ai due gruppi ed ai singoli degenti, a conclusione del periodo di attività marzo - luglio 1999.
GRUPPO 1 (con prevalenza della componente ritmica)
La produzione sonora è risultata in crescita per quanto concerne la capacità di variare su più strumenti (fino al coinvolgimento della voce) e su diverse intensità. E' maturata gradualmente nel tempo la capacità di contenere i volumi fra il mezzo forte e il fortissimo, fino a picchi sul più che fortissimo che hanno caratterizzato i momenti catartici nei quali il gruppo è stato sovente coinvolto. Più complesso il discorso per le varianti di ordine agogico sulle quali due soli soggetti, in diversa misura, hanno offerto riscontri positivi. Buona in generale la capacità di autocontenimento nei tempi di produzione in assolo.
La capacità di ascolto è stata l'altro terreno parallelamente lavorato e sul quale sono emerse le maggiori problematiche, ma sul quale vanno peraltro riconosciuti gli sforzi di adeguamento fatti dai pazienti. Le attivazioni si sono svolte prevalentemente sul sostegno ritmico fornito dalla batteria (strumento leader suonato per lo più dallo stesso soggetto). Da tale base la comunicazione gruppale è gradualmente evoluta verso piani di strutturazione melodico – armonica al cui interno i livelli di coinvolgimento e gratificazione sono risultati via via marcati.
L’investimento degli oggetti e quello dello spazio sono parallelamente evoluti in termini di fluidità e decisione.
Il versante dell’investimento spaziale si ricollega in linea di continuità con l’ampliarsi del coinvolgimento corporeo durante le fasi di attivazione.
Da una più ampia presenza del naturale portato corporeo che accompagna il gesto sonoro si è passati alla scelta di diverse zone del setting per le proprie produzioni, al percorrere lo spazio suonando lo strumento, fino ad una sorta di movimento/danza, parallelo alla produzione sonora, dapprima individuale e poi sfociato in episodi di danza in coppia. La fase di verbalizzazione
ha visto un livello crescente, modulato diversamente da soggetto a soggetto, di partecipazione e di disponibilità alla condivisione dei vissuti legati alla precedente attivazione. Globalmente anche il quadro relazionale risulta in generale e graduale crescita. L’ampliarsi della capacità di ascolto delle proprie produzioni sonore (momenti di assolo con o senza sostegno ritmico), dei tempi di direzionamento dello sguardo e del gesto sonoro, di una sia pur generica attenzione alla produzione degli altri, della produzione comune entro spazi più raccolti e delimitati dal posizionamento fisico degli stessi soggetti, degli episodi d’interazione diretta in coppia, dell’allargamento della comunicazione anche a piani espressivi paralleli a quello sonoro-musicale (movimento/danza), sono tutti segnali della evoluzione del livello di attenzione sia a sé sia all’altro da sé.
Sulla base degli elementi osservati è possibile affermare che il gruppo nella sua globalità ha fatto registrare una evoluzione sia sul piano produttivo che sul quello qualitativo connesso agli aspetti di ordine comportamentale e relazionale legati all’espressione sonoro – musicali.
Paziente "A" – Gruppo 1
La sua pregressa esperienza di musicista fornisce al gruppo un costante sostegno ritmico che fa da base e da amalgama a buona parte delle fasi di attivazione sonora e funge da elemento portante nei momenti a carattere spiccatamente catartico.
Svolge funzioni di leader del gruppo e si coinvolge in termini paracoterapistici nel fornire la falsariga alle variazioni delle dinamiche sonore e il supporto ritmico alle altrui produzioni.
Ciò, stimolando fortemente a livello di ascolto, ha messo in luce la sua discreta disponibilità ad attivarsi in funzione degli altri, la capacità (sia pure di breve durata) di accompagnarli restando in una posizione di sottofondo, di variare in termini sia dinamici che agogici, di relazionarsi (sia sulla base di consegne esterne che per autonoma iniziativa) ora all’uno ora all’altro dei soggetti, fornendo anche consigli e cercando di "costruire" una base musicale comune più ampia.
D’altro canto va detto della sua ridottissima mobilità nel setting, dell’ancoraggio al "suo" strumento e dei rarissimi contatti autonomi con altri strumenti. Regolari variazioni della sua produzione in tal senso si sono avute soltanto dietro specifiche consegne del terapista che hanno peraltro fatto emergere resistenze e limiti ad una relazionalità con l’altro che prescinda da competenze tecniche.
Il soggetto ha correttamente praticato il piano della comunicazione verbale con partecipazione e negli spazi ad essa preposti. Dialettico, propositivo, sintetico nei riferimenti a se stesso, più ampio nell’osservazione delle dinamiche sonore (ma anche relazionali) attivatesi nel gruppo e nella riflessione sul senso stesso del fare musicoterapia.
Paziente "B"- Gruppo 1
La spiccata propensione ad una produzione ampia e per lo più di tipo solipsistico, una volta lavorata offre spazi di moderata apertura ad un ascolto da un lato più presente a se stesso, poi, almeno in parte, capace di portare alla relazione con l’altro (stimolato dal terapista riesce ad assecondare e sostenere ritmicamente la produzione di altri soggetti)
Anche la qualità dell’investimento dello spazio (percorse le varie zone del setting e contattata buona parte degli strumenti presenti) e del coinvolgimento espressivo su piani paralleli a quello sonoro (episodi di movimento-danza, da solo e in coppia) sembra convergere in questa direzione.
Il maggiore autocontenimento in ordine alle modalità di approccio allo strumento (notevole la riduzione, fino alla scomparsa nell’ultimo incontro, di una gestualità di tipo parossistico soprattutto alla tastiera e alla chitarra) e al dosaggio delle intensità nel corso delle attivazioni fanno ritenere che gli elementi di fatuità ed esibizionismo osservati in sede di inquadramento possono risentire positivamente dell’esperienza di musicoterapia. Il piano dell’espressione verbale rivela puntualmente il riemergere degli aspetti deliranti della sua personalità, ma va comunque registrata una evoluzione nella raggiunta capacità di contenere la verbalizzazione negli spazi preposti, sia di risultare più sintetico ed aderente all’oggetto delle richieste.
Paziente " C " – Gruppo 1
Dopo un primissimo approccio con prevalente osservazione e produzione contenuta, si coinvolge pienamente nel contesto gruppale partecipando entusiasticamente a tutti gli incontri.
Quantitativamente molto presenti la gestualità la motricità, l’investimento dello spazio.
Molti strumenti vengono contattati, sia pure in modo confusionario, con spirito ludico, con un fare, un agitarsi fanciullesco e scarsamente coordinato. Quando, soprattutto in termini di approccio allo strumento e intensità sonora, il livello di autocontenimento sembra essere sul punto di passare il limite (rischiando il danneggiamento dello strumento, oltre a produrre effetti inibitori su una reale possibilità di comunicazione) il terapista interviene per limitarne e orientarne meglio la produzione. Il direzionamento verso l’altro della comunicazione è genericamente presente ma piuttosto informe e disarticolato nei nari piani espressivi praticati.
Il generale scarso livello di attenzione alla qualità delle produzioni sia proprie che altrui solo negli ultimi incontri, dietro consegne specifiche del terapista, ha offerto piccoli segnali evolutivi.
Il linguaggio verbale presenta un lessico povero che esprime in forme assai elementari, ma sostanzialmente chiare e coerenti con quanto emerso sul piano della comunicazione non verbale, la limitata capacità di analisi dei vissuti. Ricorrente la presenza di idee deliranti di tipo religioso.
Paziente " D " – Gruppo 1
Il quadro espressivo di base, caratterizzato da una produzione sostanzialmente monocorde, poco variata sia nella scelta degli strumenti che sulle intensità e sui tempi, offre, in termini di rendimento medio, moderati segnali di evoluzione all’interno di un percorso che ha visto anche sporadici episodi più eclatanti (brevissima performance voce/chitarra; occasionale assunzione di funzioni di leader nella produzione al timpano). Sul piano motorio il soggetto è caratterizzato da una sostanziale staticità la gestualità che accompagna la produzione sonora è ridottissima; l'investimento dello spazio è limitato al percorso strettamente necessario cambiare strumento (una eccezione è data da un episodio di danza in coppia). Non si registrano sue proposte di interazione sonora; accoglie quasi meccanicamente quelle che gli vengono rivolte (lo sguardo solo a tratti è rivolto all'interlocutore; sono presenti minime variazioni nella mimica e nel gesto).
Sul piano del linguaggio verbale, in relazione ai vissuti legati all'attivazione sonora, si esprime con un lessico limitato, con tendenza a omologarsi ai pareri già espressi da altri, tendendo come a ridurre la portata dei significati, di fondo positivi, che vorrebbe comunicare.
Paziente "E" - Gruppo 1
Il lavoro svolto ha globalmente determinato significativi cambiamenti in relazione alla condizione di grave ritiro autistico che caratterizzava il quadro espressivo di partenza. In termini sia quantitativi (la produzione sonora) che qualitativi (il piano comportamentale e relazionale ad essa collegato) si è avuta una graduale trasformazione.
Dall'iniziale quasi totale ritiro fisico (accovacciato in un angolo, immerso nelle sue stereotipie, con soltanto rari gesti di direzionamento dello sguardo) il soggetto è passato a condividere il contesto prima in termini di solo ascolto, poi di produzioni brevissime in parte indotte dalle ricorrenti stimolazioni provenienti dai vari operatori, fino a forme di partecipazione attiva continuata, e fino, in conclusione, ad un autonomo inserimento, in una fase di improvvisazione, sul tempo-base del gruppo.
La disponibilità a relazionarsi con l'altro è emersa chiaramente prima assai sporadici, poi più ricorrenti. Il quadro espressivo e comportamentale è evoluto passando dalla accettazione passiva di strumenti offerti dagli operatori alla responsività agli stimoli sonori, dalla disponibilità ad essere affiancato in sincrono nella produzione alla condivisione dello strumento impiegato, fino alla assunzione dell'iniziativa di prendere e suonare uno strumento.
Sul piano del linguaggio, che appare particolarmente deturpato, l'approccio risulta oltremodo difficile per l'appartenenza del soggetto ad altra nazionalità. Da rilevare comunque che, in occasione del giro di auopresentazione individuale per nome, in due occasioni, sollecitato direttamente, al suo turno ha pronunciato dei nomi (italiani, non il suo). Nella fase preposta alla verbalizzazione, più volte ha dato luogo ad un'ampia produzione grafica (ed ha scritto termini vari, nella propria lingua, non chiaramente collegati fra loro, e, fra questi, anche il suo nome e cognome).
GRUPPO 2 (con prevalenza della componente melodica)
La produzione ha teso ad articolarsi su un numero non particolarmente ampio di strumenti e secondo intensità (mediamente mezzo forte/forte) e andamenti poco variati. Presenti, ma non particolarmente ricorrenti, momenti di produzione a carattere catartico. Da sottolineare la scarsa o assente capacità di autocontenimento relativa alla durata delle produzioni individuali nella fase dell'autopresentazione sonora.
Il piano dell'ascolto, lavorato in parallelo a quello della produzione, ha rilevato problematiche soprattutto inerenti la consapevolezza delle intensità prodotte.
In qualche modo l'evoluzione della comunicazione gruppale ha risentito della mancanza di un vero leader/trasferito subito dopo l'assessment il soggetto indicato nel progetto per tale funzione) e della irregolare frequenza alla attività di alcuni degenti.
L'investimento degli strumenti e dello spazio (col relativo portato di ordine motorio) è stato via via più ampio e la scoperta di strumenti prima mai sperimentati ha aperto, sul piano performativo e del coinvolgimento emotivo, prospettive nuove per i singoli e per il gruppo.
Proprio dall'evoluzione del livello produttivo dell'elemento più deturpato nel gruppo sul piano espressivo (partito da una situazione di chiusura autistica) sono venuti spunti significativi per articolare fasi di improvvisazione musicale da cui è scaturito un buon livello di comunicazione gruppale. Tali improvvisazioni hanno avuto di volta in volta un carattere musicale anche molto diverso ed hanno coinvolto il gruppo su differenti modalità espressive e qualità d'ordine affettivo.
La componente relazionale si è sviluppata soprattutto a partire dalla seconda metà del trattamento, con segnali di disponibilità alla collaborazione e all'ascolto sfociati, negli incontri conclusivi, in episodi di interazione rispettosa, entro certi limiti, delle caratteristiche espressive dell'altro. Bene a accolta da tutti , anche se praticata da ciascuno secondo modalità molto diverse e legate ai rivolti comportamentali del quadro patologico di riferimento, la fase della condivisione verbale dei vissuti attivati durante l'incontro.
In questo gruppo l'evoluzione del piano produttivo e degli aspetti qualitativi, relazionale e comportamentali, legati alla relazione sonora, ha seguito un andamento lento, poco appariscente, ma produttivo di significativi cambiamenti in particolare nei pazienti che hanno seguito regolarmente l'attività.
Paziente "A" - Gruppo 2
Muove da una situazione in cui utilizza la motricità (peraltro fluida) per tenersi lontano dal centro sonoro del gruppo. La tendenza ad estraniarsi dal contesto si manifesta attraverso una serie di segnali corporei e sonori; si isola in posizione decentrata, con la postura e lo sguardo rivolti verso l'esterno (fuori dalla finestra), suonando pianissimo e in maniera monocorde, quasi stereotipata il suo strumento (in genere di tipo melodico, chitarra o flauto). Nelle fasi di verbalizzazione fa affermazione di benessere non sostenute da un coerente tono della voce che denotano una tendenza a fruire del contesto più che altro in termini di ascolto.
In maniera molto lenta ma costante, il suo quadro espressivo e prestazionale evolve in riferimento a tutti i parametri di osservazione; principalmente per l'ampliamento del numero di strumenti suonati (fino all'uso della voce), per l'approccio via via più sciolto, per la gamma delle intensità praticate (dal pianissimo al fortissimo) coerentemente col contesto sonoro del gruppo, per una generale maggiore tonicità corporea ed una parallela svolta nella qualità dell'investimento spaziale (finalizzato alla partecipazione piuttosto che all'estraniazione), per la pratica di piani espressivi paralleli a quello sonoro (spontanee forme di movimento/danza nelle fasi di maggiore coinvolgimento emotivo nell'attività):
La comunicazione con l'altro da sé è pure maturata dal piano di una generica disponibilità alla proposte altrui a un direzionamento più preciso delle proprie produzioni. Nella dinamica del gruppo arriva a svolgere funzioni di leader una volta scoperti gli strumenti di maggiore peso ritmico e lasciate cadere le prime resistenze ad un maggiore coinvolgimento emotivo. Nella fase di verbalizzazione risulta talvolta meno neutro e conciso lasciando trapelare anche una certa capacità di osservazione dei vissuti personali e delle dinamiche gruppali.
Paziente "B" - Gruppo 2
Notevoli problemi di autocontenimento che si manifestano nella difficoltà a limitare il suo slancio a produrre nelle fasi e nei tempi predisposti. La produzione parte dal forte per arrivare al più che fortissimo determinando problemi sul piano della comunicazione del gruppo nel suo insieme. La presenza a tratti entusiastica, con coinvolgimento anche di piani espressivi paralleli a quello sonoro (danza), si rivela non sostenuta da una reale intenzione di aggancio comunicazionale sia con sé che con l'altro da sé. Sostanziale la disattenzione all'altro, quando l'altro è un paziente, minimamente limitata se l'altro è un operatore. La sua componente esibizionistica è sempre presente e lo porta ad assumere posizioni autonome non coerenti con le consegne o atteggiamenti da leader il più delle volte non fondati su reali agganci comunicazionali con gli altri.
A tratti logorroico, nella verbalizzazione tende spesso a divagare su altri temi, a interferire negli interventi altrui, a dover sempre aggiungere qualcosa. Anche su questo piano scarsissimo è l'ascolto dell'altro. Solo episodicamente gli elementi citati risultano mitigati da atteggiamenti di maggiore autocontenimento, disponibilità all'ascolto e al contatto/scambio sul piano della comunicazione sia verbale che non verbale.
Paziente "C" - Gruppo 2
Presente soltanto a 5 dei 15 incontri svolti. Offre una situazione espressiva iniziale caratterizzata in senso moderatamente bradipsichico. Tende a una produzione sonora portata su pochissimi strumenti (prevalentemente melodici), contenuta per intensità e orientata prevalentemente in chiave solipsistica. Scarsa la mobilità nel setting e rari i casi di direzionamento dello sguardo. Notevoli le difficoltà nell'espressione verbale (da ricollegare anche al ritardo mentale del soggetto) che rappresenta in termini assai elementari e concisi la condizione di generale benessere che scaturisce dall'attività svolta.
Già dopo 3 incontri emergono: a) un maggiore investimento degli strumenti, b) gesti produttivi meno impacciati, c) un più ampio investimento dello spazio, d) una manifestazione più fluida a livello mimico e gestuale del senso di maggiore coinvolgimento emotivo nelle attivazioni.
Paziente "D" - Gruppo 2
La condizione di chiusura autistica che caratterizza il quadro espressivo particolarmente deturpato del soggetto, gradualmente nel tempo offre spiragli per una penetrazione del linguaggio sonoro-musicale e per l'apertura di spazi sia pure minimi di comunicazione. La situazione di partenza, di quasi totale inespressività, improduttività, immobilità, assenza di un linguaggio verbale comprensibile, offre spiragli di evoluzione che si manifestano:
a) a livello mimico, gestuale, motorio con una espressività partecipe, sia pure raramente, degli eventi che caratterizzano il contesto gruppale (sorrisi, espressione distesa, sguardo chiaramente direzionato, applausi), con un passaggio dalla manipolazione ad una chiara sonorizzazione di un numero via via più ampio di strumenti, con un conseguente moderato incremento dell'investimento dello spazio;
b) a livello della comunicazione verbale con un ascolto, per quanto incostante, di indicazioni provenienti dagli operatori, con espressione in forma di soliloquio sussurrato che a tratti lascia emergere parole o spezzoni di frasi in qualche modo coerenti con la domanda ricevuta o col contesto, col pronunciare (eccezionalmente) il suo nome - una volta sollecitato direttamente dal terapista - nella fase delle autopresentazioni individuali;
c) a livello della relazione con l'altro da sé con forme di adesione alle consegne verbali e non del terapista, di condivisione degli strumenti, di produzione in sincrono con altro soggetto che lo affianca, con la maturata capacità di adeguarsi autonomamente al tempo del gruppo nelle fasi di improvvisazione.
Di Franco G., Vitiello P., Guerriero M., Musicoterapia in Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Un'ipotesi fantastica per far crescere i fiori nel cemento, InterAzioni n°1 anno II, marzo 2000
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