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Opg: dal manicomio alle case famiglia

Studi & Ricerche > Studi sugli O.P.G. > L'O.P.G. di Aversa dal 1997 al 2009 > Rassegna Stampa > 1997

IL MATTINO  19 Ottobre 1997


Convegno ad Aversa
Opg: dal manicomio
alle case-famiglia





AVERSA. Quando si dice "Ospedale Psichiatrico giudiziario", o manicomio criminale, ad Aversa, si evoca automaticamente tutta una tradizione. E in effetti il Convegno nazionale di studi dal titolo "I percorsi della memoria", organizzato ieri mattina nel l'Opg "Filippo Saporito" di cui è direttore Adolfo Ferraro, con la collaborazione del Dipartimento amministrazione penitenziaria del Ministero di Grazia e Giustizia, si è iscritto a pieno ed esplicitamente in questo territorio, rivisitandone tutti i motivi fondamentali, fino a quello attuale della solidarietà e del riscatto per i "matti" che si sono macchiati di delitti e perciò sono condannati al "carcere". Moderati da Emilio di Somma, direttore dell'Ufficio centrale del personale dell'amministrazione penitenziaria, ai lavori sono intervenuti il direttore generale Alessandro Mergara, lo psichiatra Manacorda, il magistrato di sorveglianza Maria Rosaria Marino, il sindaco di Aversa Ferrara, ed altri addetti ai lavori. Un'occasione, insomma, di analisi ed impegni sul versante della "nuova psichiatria", sottolineata anche dalla presentazione del libro "Mi firmo per tutti", e centrata su una proposta: quella di agire d'intesa per il recupero dei degenti di Opg con i distretti sanitari delle Regioni. Assicurare, attraverso i Centri di igiene mentale delle Asl, un continuo aiuto terapeutico ai degenti fino ad un loro possibile inserimento in day ospital o casefamiglia.

Ma sempre ieri l'inaugurazione anche del "museo storico" dell'Opg, prima struttura del genere in Italia, e primo museo in Aversa. Il direttore dell'Opg Ferraro, con la collaborazione di Assunta Borzacchiello, ha infatti raccolto in due ampie sale reperti e testimonianze relativi alla vita nel vecchio manicomio. Ed ecco allora le sezioni dedicate al "corpo sezionato", repertorio anatomico di cervelli ed arti di pazzi criminali. Ecco quella dedicata alla "cura", dove fanno bella mostra un apparecchio per l'elettroshock e un deceptografo, prima "macchina della verità" costruita in Italia. Ecco la sezione dedicata al "corpo imprigionato" con la sua teoria di manette, ceppi per caviglie e polsi, camicie di forza e letti di contenzione, oppure lo spazio dedicato alla "malizie carcerarie", con le pistole giocattolo e le armi improprie costruite dai detenuti nell'intento di evadere, o al "dolore di vivere" con gli oggetti dei ricoverati. "AI di là della curiosità morbosa o scientifica - avverte Ferraro - l'obiettivo era quello di mostrare non solo quello che era, ma anche quello che potrebbe tragicamente tornare ad essere".

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