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SIFPP - Ossessione alchemica. E cannibalistica (12/08/2001)

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Il Mattino 12/08/2001


Sul lettino dello psicanalista
Profilo di una psicotica perversa
Ossessione alchemica.
E cannibalistica


 
Bocca, denti, stomaco, ventre. Nodi corporei interni/esterni, vitali anche per l’immagine. Luoghi cruciali, ossessioni per Leonarda Cianciulli, la saponificatrice. Veniva da Montella irpina, patria di nocciole, matria di janare, streghe, maghe, veggenti e fattucchiere. Segnata da un focus epilettico, che non è seme di violenza, provò spesso il suicidio, una volta assaggiò le stecche di balena del busto materno nel vano tentativo di assimilare e digerire la madre. Dopo i primi amori, mercenari, si cavò otto denti, versandoli in fiamme redentrici. Dalla sua pancia, dopo l’emigrazione a Correggio e le nozze con un piccolo burocrate, tanti aborti quanti i denti cavati, nove parti con morti precoci, tre figli viventi. Sulla sua pancia rasoiate masochiste dopo un incubo che le svelava il parto d’un mostro: il monstrum era il prodigio d’un esistenza insostenibile per una sola mente ospitante, figlia di dure tradizioni, lotte, autonomie, tra Sannio, Magna Grecia, Roma e altro. La trama degli orrori obbediva a una doppia identità, conforme alla scissione. Cartomante, spiritista, alla luce. Assassina, squartatrice, saponificatrice, nell’ombra.
Così Leonarda inviò Faustina, Francesca, Virginia, con cosciente inganno, alle nozze, al posto d’insegnante, al contratto di soprano, ma con orante ossequio al Regno della Grande Madre Terribile. Empietà di donna. Il corpo delle vittime era rifatto in saponi e dolcetti, roba per lavacro e pasto rituali. Un processo di sublimazione deviato in nauseante approdo nel ciclo vitale, negli anni dei Lager e dei gulag.
L’alchimia sposata al cannibalismo bloccato nel cinismo psicotico. Alla diagnosi di pazzia s’aggiunge un tratto di perversione. Codicillo del rito un particolare decisivo nell’epilogo giudiziario. Un grande partenopeo, Giovanni Morelli, distingueva capolavori e falsi quadri dai piccoli dettagli, ad esempio da un dito. Al figlio Leonarda affidava finte lettere delle vittime da imbucare. Fantasia di dar vita a un impossibile rapporto, mai vissuto, mai trovato. Disperato addio tra madre e figlio, donna e mondo. Leonarda dei saponi e dei dolcetti fu ottusa artefice dell’alchemia, araba arte tesa a ottenere dalla materia l’oro dell’elevazione spirituale e psichica del maestro e degli allievi.
Per Jung chi non comprende i simboli dell’alchimia, va verso una ragione fredda e malata. Leonarda è monito orripilante, erede di Atreo e Ugolino. Dal passato prossimo parla la truce presente dell’anoressia e bulimìa, della rinascente pedofilia, di Erika e Pietro Maso, smarriti parricidi e matricidi.
Ogni atroce storia cela nel labirinto il filo dell’uscita: le determinanti biologiche, psichiche, storiche, bussola davanti all’enigma di noi umani, i più autodistruttivi tra i viventi. Ricordate il paradigma delle Fiabe italiane di Calvino, Giovanni senza paura?
Giovannino, preda di voci divoranti, si smonta ignaro anima e corpo pezzo pezzo, sino alla morte, altissimo mistero laico che esige, come la nascita, ogni sforzo di comprensione.

Antonio Vitolo

 


Il pentolone dove la Cianciulli
scioglieva i corpi delle sue vittime

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