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RAI Radio1 - La Radio ne parla
Quale futuro per gli ospedali psichiatrici giudiziari
29-10-2007
L'articolo 85 del codice penale stabilisce che "Nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. E' imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere". E ancora, l'88: "Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità di intendere o di volere". L'articolo 89 definisce infine il vizio parziale di mente: "Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di intendere o di volere, risponde del reato commesso, ma la pena è diminuita". L'articolo 220 CPP prevede che il giudice disponga una perizia psichiatrica.
Queste norme aprono la strada agli "opg", cioè agli ospedali psichiatrici giudiziari (fino alla riforma dell'ordinamento penitenziario del 1975 si chiamavano "manicomi criminali"). Nel 1978 la legge Basaglia abolisce i manicomi civili, ma non agisce sugli opg. Si tratti di istituti per l'esecuzione delle misure di sicurezza in cui vengono rinchiusi quanti sono riconosciuti da un'apposita perizia psichiatrica incapaci di intendere e volere durante un processo penale. In caso la persona viene prosciolta per infermità mentale ed evita il carcere.
C'è però chi sostiene - e sono molti - che gli opg sono peggio delle carceri. Chi viene dichiarato infermo di mente, secondo alcuni, viene condannato senza appurare davvero le sue responsabilità e comunque viene rinchiuso a lungo, anche per decenni.
I detenuti-malati di mente degli Opg vivono - denunciano le associazioni - il più delle volte in condizioni disumane, in celle da due persone, riorganizzate per contenerne cinque. Il personale è insufficiente e la presenza dei medici e degli psichiatri ridotta all'essenziale. Dopo le parziali aperture degli anni passati sono tornate le vecchie celle e i letti a castello perché lo spazio dei locali è sempre insufficiente. Con la ristrutturazione dei locali tornano anche i vecchi metodi di "cura": sicuramente i letti di contenzione, ma qualcuno parla anche del ritorno dell'elettroshock e del ricorso a massicce dosi di psicofarmaci.
Recentemente sono stati chiusi due dei 6 ospedali psichiatrici giudiziari presenti in Italia: totalmente quello di Montelupo Fiorentino e parzialmente quello di Napoli - Sant'Eframo, dov'è rimasta aperta solo un'ala. Questo ha portato al sovraffollamento delle altre 4 strutture presenti sul territorio italiano. Oggi sono circa 1200 gli internati, con un aumento - denuncia l'associazione "Antigone" - di 200 unità negli ultimi 2 anni.
Approfondimenti
'La storia di Nabuc'
Francesca Rinaldi ha intervistato Massimiliano De Somma, psicologo volontario dell'opg di Aversa e responsabile della redazione del giornale 'La storia di Nabuc' dello stesso opg
D: Il giornale nasce nel 2001. Inizialmente è redatto da voi psicologi. Poi cambia: cosa succede?
R: Poi è diventato un vero e proprio strumento trattamentale, per il trattamento dei detenuti, per cui è diventato un giornale esclusivamente per loro, su cui possono scrivere solo loro, di quel che vogliono.
D: Di cosa vogliono scrivere gli internati?
R: Gli internati tendono ad vivere una sospensione del "qui e ora", cioè a concentrarsi solo sul passato e sul futuro. Quindi come terapia tentiamo di farli concentrare solo sul presente, su quello che vivono.
D: Adolfo Ferraro il direttore, lo presentava come "un'utopia. Rendere dignitosa la sofferenza rappresentandola senza fronzoli, dare spazio ad una voce che si accetta solo nelle barzellette o nella cronaca nera, è una scommessa vinta in partenza; o forse persa in partenza, il che potrebbe anche essere lo stesso,visto che di Utopia si tratta". Dopo anni è ancora un'utopia?
R: Sì, questa accezione sì. Proviamo a cambiare la situazione con il lavoro dei tanti volontari che mandano aventi la parte sanitaria e trattamentale di questo opg.
D: Anche se è un giornale fatto soprattutto per chi lo scrive, chi lo legge, qual è il pubblico di riferimento (se così si può dire)?
R: Gli addetti ai lavori, certo, ma anche le persone che sono entrate in contatto, seppure in modo molto tangenziale, con questo ambiente e che sono interessate al tipo di linguaggio usato, a volte poetico, am comuqneu molto diretto.
D: Nabuc è il diminutivo di Nabucodonosor, il re di Babilonia che impazzì per troppa superbia, e pazzo rimase per sette anni... e poi guarì. Guarire - per la sua esperienza - si può?
R: Guarire si può, ma in rari casi e molto difficilmente. E comunque dopo lunghissimi percorsi di cura. La cura, anche al di fuori e per periodi lunghi, può dare dignità all'uomo e quindi anche al malato di mente.