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Quando il martirio è un destino cronico

Studi & Ricerche > Studi sugli O.P.G. > L'O.P.G. di Aversa dal 1997 al 2009 > Rassegna Stampa > 2002

IL MANIFESTO 16/11/2002



Convegni
VITTIME E CARNEFICI

QUANDO IL MARTIRIO E' UN DESTINO CRONICO


 
«Quando la vittima incontrò il carnefice, non lo riconobbe subito. Anche il carnefice non riconobbe la vittima, ma avvertì forte attrazione. Insieme sembrarono completarsi, e vissero in simbiosi a volte scambiandosi i ruoli, altre volte contendendoseli. Il martirio fu testimone del connubio. Vittima, carnefice, martire furono la stessa cosa. L'Opg è vittima e carnefice di se stesso, ambiguamente contorto nel suo destino. Come lo è il destino dei suoi ospiti e delle loro vittime. Conoscerlo serve». La brochure del convegno Vittime & Carnefici promosso l'8 e il 9 novembre dall'Opg di Aversa, è esaustiva e in verità non ci sarebbe molto da aggiungere se non fosse che esponenti e studiosi della psichiatria, psicologia e criminologia italiana nel tentativo di districarsi e spiegare i rapporti con i pazienti, le tendenze del diritto penale, i progetti di deistituzionalizzazione sanitaria, il matricidio, lo stupro, l'infanticidio, a volte sono riusciti nell'intento, altre si sono persi nei labirinti della didattica. Una lunga staffetta di relazioni, un botta e risposta tra punti di vista contrastanti, risultato di una due giorni molto intensa che ha avuto, se non altro, il merito di aprire le porte del carcere-ospedale, registrando il tutto esaurito di una platea interessata a comprendere le contraddizioni della materia.

Da Aversa sono state lanciate accuse: Ugo Fornari, ordinario di psicopatologia forense al l'Università di Torino, ha crocifisso i pm, spesso interessati non a scoprire la verità, ma a dimostrare le loro tesi, e i giudici che non prendono in considerazione le consulenze, ma solo le perizie da loro disposte. Presentate teorie: Romolo Rossi, direttore della clinica psichiatrica dell'Università di Genova, ha dimostrato l'inevitabilità della componente «menzogna» nel rapporto con il paziente come nella vita. Ascoltati gli interventi: Sergio Piro, esponente della psichiatria italiana, ha trattato il tema «Esclusione sofferenza, guerra», presentando l'omonimo libro che porta la sua firma, ma espressione del lavoro del collettivo Oes. Confrontate le iniziative: Giovanni Castaldi, psicoanalista testimone del progetto di self-help dell'associazione Clan/destino di Saronno, «per rompere la segregazione, la cronicità del disagio del dopo crisi e del ritorno a casa».

Aperti i dibattiti: lo studio di Massimo Picozzi professore di criminologia dell'Università di Castellana - basato su dati Ansa che dimostrano raddoppiati nel 2002 i casi di «uccisione di bambini» rispetto agli anni passati - ha suscitato la reazione degli psichiatri «perché poco scientifico». La tavola rotonda, però, come è ovvio, non è riuscita a colmare il gap tra la teoria e la sofferenza quotidiana, la distanza con la realtà degli internati. Lo ha sottolineato anche Adolfo Ferraro, direttore dell'Opg di Aversa, nel suo intervento in occasione della presentazione della petizione promossa dalla cooperativa TeatriAttivi (1500 firme tra cui Dario Fo, Nichi Vendola e Gino Strada) per eliminare i letti di contenzione.
Noi vogliamo uscire dall'ambiguità - ha detto Ferraro a chiusura dei lavori - cambiando le cose per renderle adeguate ai malati. Ora voi tornerete alle vostre case, affari, impegni. Noi restiamo qui in trincea. Spero che mi sarete vicini in questa battaglia tutt'altro che semplice».


Intervista
SERGIO PIRO
LE NUOVE CAMICE DI FORZA


«Se colui che ti parla in modo incomprensibile non sta producendo sintomi di malattia come la tosse o il vomito, ma ti sta parlando o comunicando qualcosa, allora tu lo sleghi». Con questo imperativo Sergio Piro - sostenitore della teoria che la schizofrenia sia una «lingua» da decifrare - ha dedicato la sua vita alla cura della «sofferenza oscura». Amico e collaboratore di Basaglia è stato uno dei fautori della legge 180 del '78, nota ai più per la chiusura dei «rnaniconri». Direttore dell'ospedale Materdomini di Nocera, fondatore di Psichiatria democratica, direttore dell'ospedale Bianchi e del Frullone, il famoso e temuto manicomio napoletano, a lui, pioniere della battaglia contro l'esclusione sociale dei «folli», abbiamo chiesto delucidazioni sugli Ospedali psichiatrici giudiziari e sul futuro della legge Basaglia.

Professore cosa non va nell'Opg di Aversa?

Tutto. Tranne alcune persone che ci lavorano. E' la struttura stessa delle Opg che come pensata è un orrore. La legge 180 intendeva intraprendere un discorso sanitario e non di ordine pubblico. Ritengo che bisogna eliminare il calderone di 7-8 categorie messe insieme dalle Opg. I pazienti devono essere divisi per crimine e perizia e affidati ai servizi territoriali. Anche quelli che hanno commesso un delitto, ora hanno la previsione di non ripetere il crimine, dovrebbero ottenere la custodia domiciliare. La pericolosità del malato mentale per la società, infatti, è un mito. Sfogliando le pagine di cronaca lo si comprende bene: la vera pericolosità risiede dove non c'è nessun segno che faccia presagire la tragedia. Rendere infinito ogni internamento è una situazione di comodo per trovare una sistemazione e non una cura. E ritorniamo sempre ai vecchi manicomi.

La nuova proposta del legge di Forza Italia vuole abrogare la 180, reintroducendo la pericolosità e il ricovero coatto, che ne pensa?

Le novità della 180, finito l'entusiasmo del movimento, le hanno già invalidate il lavoro degli psichiatri in questi anni, il decadimento del servizio pubblico, la manipolazione dei concorsi, il clientelismo. Noi avevamo in mente uno stile di lavoro diverso. La presa a carico del paziente a livello territoriale non è mai avvenuta. Si è, invece, infiltrata la coesistenza tra il privato e il pubblico, conseguenza della regressione dalla concezione sociale a quella liberista. Comunque correggendo una serie di indicazioni della 180, come si è fatto a più riprese, eliminando le strutture stesse che la sorreggevano, ora ci ritroviamo davanti la vecchia Tso dei manicomi. E' l'intero complesso normativo che rende la legge sanitaria più o meno liberale.

Quindi?

La nuova legge passerà come la Cirami e sarà sconfitta l'ipotesi stessa dello stato sociale. Ora tutti grideranno che sono il «solito vecchio disfattista». E' un fatto che la psichiatria civile è stata una conquista straordinaria, ma non è stata ben difesa. La colpa va anche all'involuzione politica del centro-sinistra. Comunque sono pessimista a breve termine e ottimista di lungo periodo: le nuove camicie di forza avranno breve gloria, cadranno nel dimenticatoio. Sono fiducioso in un nuovo movimento anche nella psichiatria

Francesca Pilla

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